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Il Sahara Occidentale e l'opportunità del Marocco

Il Marocco ritornò all'Unione Africana (UA) il 31 gennaio, un ritorno che il Fronte Polisario vede come un'opportunità che ha il Regno per fare la cosa corretta, restituire al popolo saharawi il territorio occupato dal 1975. 

 
Il blocco continentale, ora integrato da 55 Stati, riammise Rabat durante il Vertice di Addis Abeba, in Etiopia, così mise fine a 33 anni di separazione volontaria. 
 
Nel 1984, Marocco aveva abbandonato l'Organizzazione per l'Unità Africana, precursore dell'UA, in rifiuto all'incorporazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica, rappresentata dal Fronte Polisario, organizzazione che per più di quattro decadi ha lottato per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale. 
 
Rabat accettò compiere le regole dell'UA che difende principi rettori come l'uguaglianza sovrana, l'indipendenza dei suoi membri ed il rispetto alle frontiere. 
 
Speriamo che non si dedichi a fare solo dei giochi ed agisca con serietà nel momento di onorare i compromessi acquisiti, segnalò questa settimana il rappresentante del Fronte presso le Nazioni Unite, Ahmed Buhari, in un incontro con i giornalisti. 
 
D’accordo con Buhari, si tratta di un semplice tema di decolonizzazione, perché quando Marocco ottenne l'indipendenza politica dalla Francia e dalla Spagna, nel 1956, le sue frontiere non includevano il territorio saharawi. 
 
Pertanto, il ritorno all'UA, se si agisce con onestà, è un'opportunità di risolvere rapidamente il conflitto nel Sahara Occidentale, ha insistito. 
 
Il Sahara occidentale è considerato l'ultima colonia dell'Africa, e si trova nella lista dei 17 territori senza autogoverno che analizza il Comitato di Decolonizzazione dell'ONU, creato nel 1961 dall'Assemblea Generale, in sintonia con la risoluzione 1514 del 1960, diretta a liberare l'umanità dal flagello del colonialismo. 
 
Dopo 16 anni di guerra tra Marocco ed il Fronte Polisario, il Consiglio di Sicurezza creò nel 1991 la Missione per il Referendum nel Sahara Occidentale (Minurso). 
 
Da allora, il Regno è accorso a diverse giustificazioni per bloccare la consultazione di autodeterminazione del paese saharaui che si suppone dovrebbe scegliere tra l'indipendenza o l'integrazione al Marocco. 
 
CATTIVI SEGNALI 
 
Secondo Buhari, la potenza occupante ha dato già chiari indizi di mancanza di volontà politica per mettere fine alla controversia, benché scartasse di entrare in dettagli. 
 
Questo è molto deplorevole, perché le tensioni esistenti potrebbero portare alla scalata del conflitto, con le truppe separate da appena 200 metri ed il pericolo latente di un incidente di conseguenze impredicibili, notò. 
 
Rabat assicura che il suo ritorno all'UA non implica il riconoscimento della Repubblica Araba Saharawi Democratica ed insiste nel mantenere il suo dominio territoriale. 
 
Il Regno promuove un'iniziativa propria che offre autonomia al Sahara Occidentale, senza includere i temi di difesa e politica estera. 
 
Per il Fronte Polisario, la soluzione continua ad essere l'attaccamento al referendum di autodeterminazione. 
 
Arrivò il momento in cui il Marocco rinunci alle sue ambizioni territoriali, noi come popolo abbiamo molto da offrire, stabilità regionale, commercio ed alleanze antiterroriste, sottolineò. 
 
In dichiarazioni a Prensa Latina, Buhari reiterò la disposizione del Fronte a lavorare con l'ONU nella soluzione del conflitto. 
 
Al rispetto, menzionò la speranza che il nuovo segretario generale delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, non si veda colpito dalle strategie di intimidazione e ricatto applicate dal Marocco, come quelle che hanno colpito il suo predecessore nell’incarico, il sudcoreano Ban Ki-moon. 
 
Buhari ricordò la reazione di Rabat dopo la visita in marzo del 2016 di Ban alla regione, dove qualificò come occupazione la presenza marocchina. 
 
Il regno rispose con la riduzione del personale della Minurso e la sospensione del suo apporto finanziario alla forza di pace attivata nel 1991, uno scenario del quale la missione non si è ancora rimessa. 
 
D’accordo col diplomatico, il popolo saharawi continua deciso e convinto per negoziare, se esistesse la volontà di farlo da parte degli occupanti che respingono questa qualifica. 
 
Waldo Mendiluza, corrispondente di Prensa Latina all'ONU