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Lo Stato del Guatemala è colpevole della tragedia nel rifugio infantile

La costernazione e la rabbia attraversano oggi molti messaggi nelle reti sociali del Guatemala, dove lo Stato è considerato il colpevole principale della tragedia nel rifugio infantile Vergine dell'Assunzione. 

 
Buona parte della cittadinanza è diffidente su quello che è successo nell'istituzione, che invece di proteggere le minorenni in situazione di conflitto, una volta di più provocò lo scandalo, ma ora con un saldo di morte che ascende a 37 bambine decedute e 15 ferite, quasi tutte in stato critico, secondo le diagnosi mediche. 

Oggi, lo stesso presidente Jimmy Morales, ammise la responsabilità dello Stato nella morte delle 37 bambine nel rifugio statale Vergine dell'Assunzione, dove erano abusate fisicamente e sessualmente.
 
Dal 2015, la presunta casa sicura del villaggio El Platanar, nel municipio metropolitano di San Josè Pinula, cadde nella gogna pubblica per gli abusi contro minorenni e per le sparizioni di decine di loro, probabilmente per la tratta di persone nella modalità di sfruttamento sessuale e reclutamento forzoso. 
 
In novembre del 2016, la denuncia scoppiò quando varie fughe dell'entità raccontarono alla stampa i maltrattamenti che soffrivano, al punto che l'Organizzazione delle Nazioni Unite, attraverso il Comitato dei Diritti del Bambino, sollecitò allo Stato la sua chiusura perché non compiva la funzione di protezione. 
 
L'organismo internazionale raccomandò questa soluzione perché avevano oltrepassato la capacità del recinto, costruito per 400 interni e dove convivevano 748 tra bambini, bambine ed adolescenti istituzionalizzati per ordine del giudice, poiché riceverono maltrattamento, furono violentati od erano sulla strada. 
 
Nonostante gli internamenti dovessero essere provvisori e senza essere punitivi, richiama l'attenzione l'apparenza dell'entità, simile a quella di un correzionale con telecamere di vigilanza e perfino recintato con punte di metallo. 
 
Ma più preoccupante è che dopo il disastro, il titolare della Segreteria di Benessere Sociale della Presidenza (SBS), Carlos Antonio Rodas, assicurò che tra gli 85  ammutinati del martedì e le vittime del sinistro posteriore alcuni avevano compiuto sanzioni penali. 
 
Il funzionario ha detto che impiegarono più di cinque ore nel tentare di arrivare al dialogo coi partecipanti della rivolta e che alla fine sono stati dominati dalla forza pubblica, che in seguito ha perquisito loro e “non si trovati oggetti minacciosi”. 
 
Ma mercoledì, alle 09:00 ora locale, “è accaduto un fatto tragico di cui ci dispiaciamo molto. Alcune delle adolescenti hanno dato fuoco ai materassi”, segnalò; e considerò che ciò si avrebbe potuto evitare con un'ordine giudiziale. 
 
Tuttavia, per la Commissione del Minorenne e della Famiglia del Congresso quanto successo derivò dallo stato di vulnerabilità in cui si trova l'infanzia, per mancanza di politiche pubbliche e di prevenzione che risolvano completamente le cause che provocano che gli ospiti del rifugio siano oggetto di sordidi maltrattamenti in istituzioni come questa. 
 
Il dissenso con le condizioni materiali del rifugio, di discriminazione, la mancanza di alimentazione adeguata, di vestiti e di igiene, hanno scatenato la protesta e l’incendio dei materassi, segnalò il gruppo legislativo. 
 
A giudizio del direttore di Radio Dezurda, il professore Carlos Sanchez Alfaro, lo Stato è assolutamente responsabile delle morti delle bambine che questo 8 marzo commossero Guatemala e colpirono quelli che pretendevano festeggiare il Giorno Internazionale della Donna Lavoratrice. 
 
“Un fatto di questa grandezza, contro i più vulnerabili -bambini e bambine, vittime del maltrattamento familiare, non può essere casuale in un paese dove settori economici e militari consolidano la loro dittatura, nella cornice della repressione”, suggerì. 
 
E ricordò che il caos provocato per l'incendio nella Casa Sicura Vergine dell'Assunzione è accaduto a poche ore che circa 40 mila persone chiedessero la rinuncia del presidente, la nazionalizzazione dell'energia elettrica ed esigessero risposte sull'esonero di imposte per i membri della cupola imprenditoriale. 
 
Isabel Soto Mayedo, corrispondente di Prensa Latina in Guatemala