In una dichiarazione si è affermato che la misura è arbitraria, illegale e disperata, affermando che “lungi dall’indebolire la nostra determinazione, conferma il fallimento clamoroso di tutte le sanzioni imposte al nostro paese”.
Ha indicato che con questa nuova azione, il governo degli Stati Uniti viola palesemente le norme del commercio internazionale, in particolare il principio della nazione più favorita (articolo 1 del GATT 1994), che proibisce la discriminazione tra partner commerciale.
Inoltre, il divieto di restrizioni quantitative (articolo XI dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) dello stesso anno), che impedisce l’imposizione di barriere commerciali nascoste.
Viola inoltre il principio di non discriminazione e di trattamento equo, sancito dall’Accordo di Marrakech (Marocco) stipulato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Nel testo si sottolinea che queste regole sono state create proprio “per impedire che un paese utilizzi il commercio come arma di pressione politica contro gli altri”. Venezuela ha sottolineato che “prenderà tutte le misure appropriate presso le organizzazioni internazionali per far valere i propri diritti e denunciare questa nuova violazione dell’ordine economico mondiale”.
Nella dichiarazione ufficiale si afferma che, nonostante questi attacchi, la Repubblica Bolivariana “resta salda sul suo cammino”.
Ha affermato che il paese sta avanzando verso la crescita e la prosperità, insieme ad un popolo che ha resistito con dignità e sconfitto ogni tentativo di sottomissione promosso dagli stessi estremisti di sempre.
“Non sono stati in grado di fermarci, né ci riusciranno. La politica della massima pressione ha fallito in Venezuela e nel resto del mondo”, ha affermato.
Nella dichiarazione ufficiale si afferma che l’autodeterminazione del popolo venezuelano è sempre cresciuta di fronte alle difficoltà e si vanta con orgoglio della sua condizione di erede delle glorie del più grande liberatore delle Americhe: Simón Bolívar.
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