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Argentina: l'accordo coll’FMI e la risposta dell'opposizione

Dopo settimane di attesa, il Governo argentino ha annunciato, alla fine, che ha chiesto aiuto finanziario all’FMI per più di 50 mila milioni di dollari, mentre l'opposizione, preoccupata e scontenta, insiste che questa decisione così importante deve essere discussa nel Congresso. 

 
Col fantasma per molti di quello successo nel 2001, che è terminato in una gran convulsione sociale, che ha obbligato l’allora presidente Fernando de la Rua a dimettersi, molti attori sociali coincidono che questo prestito non è nulla di buono e porterà ancora più crisi per il paese. 
 
Ieri, il ministro delle Finanze, Nicolas Dujovne, addetto alle negoziazioni col Fondo, ha precisato che è stato accordato un programma di stand by col Fondo Monetario Internazionale per una durata di tre anni. 
 
Accompagnato dal presidente della Banca Centrale, Federico Sturzenegger, ha confermato che “sono convinto che andiamo per la strada giusta” e che hanno preso questa misura per evitare una crisi. 
 
Quello che abbiamo fatto è cercare appoggio per il nostro programma alla ricerca di continuare a costruire un'economia normale che cresce fortemente, aumenta l'impiego, riduce la povertà, ha considerato. 
 
Inoltre, ha assicurato che l'accordo “ci permette di continuare a percorrere la strada fiscale e confinare il problema che abbiamo avuto per 70 anni dove abbiamo speso di più di quello che abbiamo guadagnato e questo ha portato ai debiti, con default”. 
 
“Abbiamo deciso di rivolgersi al Fondo in forma preventiva, per evitare una crisi”. “Sapevamo che se si continuavano ad accumulare pressioni era probabile che finissimo a chiedere l’appoggio della comunità internazionale per riparare un danno che era già stato prodotto”, ha affermato, dopo reiterare che hanno agito con responsabilità e premura. 
 
Il ministro Dujovne ha annunciato che si cercherà di avanzare in una maggiore autonomia della Banca Centrale e per questo il Governo invierà un disegno di legge al Congresso dove l'aspetto più eccellente è l'eliminazione del finanziamento monetario da parte della Banca Centrale al Tesoro. 
 
La risposta di vari blocchi di partito e dei sindacati non si è fatta aspettare. Appena finita la conferenza stampa i deputati del Fronte per la Vittoria (FpV-PJ) hanno denunciato la loro preoccupazione ed hanno fatto notare che questo accordo “avrà conseguenze sociali orribili”. 
 
“Crediamo che la fretta di Mauricio Macri per accordare col Fondo vada contro gli interessi della Nazione e del popolo argentino. Nulla di buono per il popolo va fatto precipitosamente. Per questo motivo, continuiamo ad esigere che il testo sia discusso dai legislatori nel Congresso Nazionale, di fronte agli argentini”, hanno segnalato in un comunicato. 
 
Inoltre, con questo aiuto finanziario concesso dall’FMI “si approfondisce la recessione, peggiorerà il mercato interno e la situazione sociale si aggraverà”. “Non stiamo facendo nessuna campagna della paura. Esistono troppi esempi che dimostrano che si userà in Argentina un modello che è fallito già in tutti i paesi dove è stato applicato”, ha rimarcato il FpV. 
 
In twitter molti hanno espresso le loro opinioni, alcuni a favore, altri contro la decisione di ricorrere un'altra volta all’FMI. Con l'etichetta #Ajustealfondo multiple voci della cittadinanza risaltano che sarà colpita la sovranità del popolo, e si otterrà solo più povertà. 
 
Da quando il presidente Macri ha annunciato l’8 maggio scorso che avrebbero chiesto appoggio finanziario al Fondo, la gran maggioranza osserva con diffidenza questo ritorno a quell'organismo che nel 2001 ha lasciato dannata e convulsa l'economia e ci sono già state perfino varie manifestazioni. 
 
Ore prima che si annunciasse la cifra del prestito, le centrali operaie CTA e CTA Autonoma hanno confermato la loro decisione di sommarsi allo sciopero ed alla mobilitazione del prossimo 14 giugno, convocato dal sindacato dei camionisti. 
 
Maylin Vidal, corrispondente di Prensa Latina in Argentina