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Continuano i dibattiti accaldati nel Congresso argentino per il bilancio 2019

Buenos Aires, 24 ott (Prensa Latina) In mezzo ad una calma tesa dopo  incidenti molto forti, nella camera dei Deputati dell'Argentina continuano i dibattiti del bilancio 2019, mentre una moltitudine protesta affinché liberino i detenuti nella manifestazione di oggi. 

 
In una giornata abbastanza violenta che è terminata con circa 30 detenuti e vari feriti, includendo giornalisti, le grida ed i pugni sono stati un'immagine ricorrente dentro il recinto del congresso, mentre per le strade gli spari di pallottole di gomma, i gas lacrimogeni e le sassate sembravano scene da film. 
 
Mentre si aspetta che i deputati approvino o no il progetto di bilancio inviato dal governo per il 2019, che ha generato forti questioni, nel commissariato 43 della località di Floresta una gran massa aspetta affinché si liberino i detenuti, tra loro vari giornalisti del giornale “La Garganta Poderosa”. 
 
Lì, nella moltitudine, si trovano le Madri di Piazza di Maggio, che sono venute a difendere i manifestanti in un mercoledì realmente caotico che sembra interminabile. 
 
Dal Governo chiedono sacrifici per pagare gli interessi del debito mostruoso che hanno contratto, ha sottolineato nel suo intervento la deputata Fernanda Vallejos, del Fronte per la Vittoria, in riferimento ai 57 mila milioni di prestito che ha chiesto il governo all’FMI, una delle tante voci dell'opposizione che respinge l'iniziativa. 
 
Con la meta in ridurre a zero il deficit fiscale, accordato col Fondo, il governo si aspetta una caduta dell'economia del 0,5%, una dollaro in 40,10 ed un investimento basso del 9,7% per il 2019. 
 
Si aspetta che i deputati votino all'alba o presto in mattinata e, di ottenere mezza approvazione, sarà inviato dopo al Senato. 
 
In un comunicato la presidentessa dell'Associazione Madri di Piazza di Maggio, Hebe de Bonafini, ha condannato la repressione ed ha sottolineato la resistenza del popolo. 
 
“In 42 anni di lotta speravo di non vedere più queste battaglie. Fino a quando è arrivato Macri. E lì mi sono resa conto che la situazione stava peggiorando disastrosamente”, ha affermato Hebe, dopo aggregare che “ci hanno represso, hanno tirato gas lacrimogeni, ci hanno attaccato, ma le Madri ringraziamo questo popolo che ha preso le bandiere dei nostri figli, e che non tace.” 
 
Ig/may