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Cresce l’appoggio dentro e fuori dall'Ecuador per Jorge Glas

Quito, 6 nov (Prensa Latina) Le reti sociali sono il punto principale da dove ecuadoriani, figure di altri paesi, ed organizzazioni politiche e sociali chiedono intercedere per l'ex vicepresidente dell'Ecuador, Jorge Glas, che compie oggi 17 giorni in sciopero della fame. 

 
Le richieste al governo dell’Ecuador ed ad istituzioni come l'Organizzazione delle Nazioni Unite, la Croce Rossa Internazionale ed il Vaticano, coincidono nella necessità che queste istanze constatino lo stato di salute dell'ex vice mandatario, la cui decisione dello sciopero è stata per protestare contro il suo trasferimento dal Carcere 4 di Quito a quello di Latacunga, dopo la fuga dal paese dell'ex segretario di Comunicazione, Fernando Alvarado. 
 
Quando comincia la terza settimana senza ingestione di alimenti, Glas è stato trattato da un medico, che gli ha somministrato una fleboclisi, per episodi di crampi e nausee. 
 
Sua moglie, sua madre, ex compagni nel governo dell'ex presidente Rafael Correa, gente del popolo e personalità si sono sommate alle dimostrazioni di appoggio e preoccupazione per la salute di Glas, che assicura essere vittima di persecuzione politica ed innocente dell’accusa di associazione illecita per il quale è stato condannato a sei anni di carcere nel dicembre scorso. 
 
Il presidente della Bolivia, Evo Morales, fa parte della lunga lista di personalità che sono convinte che i diritti di Glas sono stati calpestati. 
 
Nel suo account in Twitter il capo di Stato ha fatto un appello urgente alla comunità internazionale per preservare la vita dell'ex vice governante. 
 
“Unisciti all'onda di solidarietà che invade le reti sociali per appoggiare a @JorgeGlas, non sei solo. Tutti pubblichino la loro foto col hashtag #ResistiGlas”, ha scritto nel suo account in twitter Anne-Dominique Correa, figlia del ex presidente Rafael Correa ed il suo messaggio è stato replicato da quasi due mila persone. 
 
Glas è stato vincolato all'indagine per corruzione dell'azienda brasiliana Odrebrecht e benché, secondo i suoi avvocati, non abbiano potuto provare il delitto di associazione illecita per il quale è stato processato, è stato condannato a sei anni di prigione, ed ora è in attesa che si fissi la data per il ricorso in cassazione. 
 
Ig/scm