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Gli USA montano un nuovo show anti-cubano

Il 10 dicembre, Giorno dei diritti umani, non poteva passare inosservato per il Governo degli Stati Uniti e la sua crociata contro Cuba, una lettera ed il Twitter sono stati questa volta lo scenario montato da Washington. 

 
Secondo il sottosegretario, Michael Pompeo, ha inviato una missiva al cancelliere cubano, Bruno Rodriguez, reclamando spiegazioni su supposti carcerati politici, un documento che non è mai stato ricevuto dal Governo della maggiore delle Antille. 
 
Rodriguez ha sottolineato in una dichiarazione che Pompeo mentiva e calunniava, ed ha reiterato che Washington non ha autorità morale nella materia di riferimento, per trattarsi di un Governo repressore globale dei diritti umani. 
 
Un semplice dato salta visibile: dei 61 strumenti internazionali riconosciuti nella questione dei diritti umani, Cuba ha firmato e ratificato 44, mentre gli Stati Uniti appena 18, ed è l'unico paese del pianeta che continua senza vidimare la Convenzione dei Diritti del Bambino. 
 
“Che tolgano il bloqueo. Ristabilisca i visti per cubani. Cessi la repressione degli emigranti, delle minoranze e dei poveri”, ha aggiunto il cancelliere dell'isola in allusione al bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto alla nazione caraibica durante quasi sei decadi per tentare di affamare i suoi abitanti ed alle violazioni dei diritti nei settori della popolazione più vulnerabile nel paese settentrionale. 
 
Inoltre, il direttore generale degli Stati Uniti della cancelleria, Carlos Fernandez de Cossio, ha respinto la manovra di Pompeo, ed ha qualificato come propaganda “la supposta lettera del sottosegretario e la sua manipolazione pubblica”. 
 
D’accordo col diplomatico, Washington non ha fatto altro che ratificare la sua mancanza di volontà per sedersi di fronte a Cuba con serietà ed impegno in un dialogo bilaterale tra uguali, per deliberare sui diritti umani e la maniera di avanzare con sincerità verso una cooperazione costruttiva nel tema. 
 
Come parte del processo di avvicinamento iniziato in dicembre del 2014 dagli allora presidenti Raul Castro e Barack Obama, entrambi i governi hanno cominciato in marzo del 2015 a conversare su questo tema, e l’hanno fatto in forma civilizzata e rispettosa, a dispetto delle differenze esistenti, secondo le parti. 
 
IN TWITTER 
 
La sottosegretaria nordamericana di Stato per i Temi dell'Emisfero Occidentale, Kimberly Breier, è ritornata ad utilizzare il suo account in Twitter contro il Governo cubano, con accuse di decadi di repressione ed abuso. 
 
“Siamo impegnati ad appoggiare il popolo cubano sul suo richiamo di libertà e prosperità”, ha scritto questo martedì. 
 
Nella stessa rete, la crociata di Pompeo e Breier ha incontrato nelle ultime ore risposte dalla maggiore delle Antille, dirette dal suo presidente, Miguel Diaz-Canel. 
 
“Gli USA non hanno nessuna morale per parlare di diritti umani, il loro discorso è ipocrita, disonesto, di doppia morale. Qualcuno conosce una violazione più crudele, prolungata e massiccia dei diritti umani che il bloqueo economico, finanziario e commerciale?”, ha segnalato. 
 
Diaz-Canel ha fatto riferimento, inoltre, alle differenti visioni che marcano entrambi i paesi in materia di diritti umani. 
 
“Mentre altri esportano armi e guerre, Cuba condivide conoscenze e servizi. I nostri medici e maestri hanno illuminato ed illuminano regioni remote. La nostra valuta è la solidarietà”, ha condannato. 
 
Da parte sua, Fernandez de Cossio ha inviato in Twitter questo messaggio: “Al contrario degli USA, Cuba è un paese dove si rispettano i diritti umani. Governo e società si mobilitano in funzione di promuovere e di garantire una cornice legale, le politiche pubbliche ed il piacere effettivo dei diritti dei cittadini, libero dallo sfruttamento, dall’emarginazione, dalla discriminazione e dalla violenza”. 
 
Waldo Mendiluza, giornalista di Prensa Latina