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Denunciano che Potere Giudiziario brasiliano cerca di distruggere Lula

Brasilia, 8 feb (Prensa Latina) Brasile è testimone di un'iniziativa deliberata del Potere Giudiziario di distruggere l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva e tutto quello che rappresenta per la democrazia e per le politiche di riduzione della disuguaglianza sociale. 

 
Così l'afferma il riconosciuto teologo brasiliano Leonardo Boff al portale web Brasil de Fato dopo che la giudice federale Gabriela Hardt ha condannato a 12 anni ed 11 mesi di carcere l'ex mandatario, che sta scontando già altre sentenze. Questa volta le accuse considerano che si è avvantaggiato delle riparazioni in una casa di campagna ad Atibaia, all'interno di Sao Paulo. 
 
Hardt ha considerato valida l'evidenza del Ministero Pubblico Federale che Lula ha condiviso coscientemente uno schema criminale di riciclaggio di denaro sporco e corruzione, che include l'azienda statale Petrobras ed appaltatori. La difesa nega tali accuse. 
 
Al rispetto, Boff assicura che è chiarissimo “un aspetto politico, l'intenzione di quelli che sono al potere non è solo condannare Lula, bensì condannare il progetto di nazione che lui rappresenta”. 
 
“Un ideale”, segnala, “di inclusione per diminuire la gran ingiustizia sociale, di autonomia di fronte al processo di globalizzazione senza essere sottomesso ad altre potenze”. 
 
Lo scrittore insiste in che l'ex dirigente operaio è oggetto di una persecuzione politica da parte di “quei 1700 opulenti e ricchissimi che controllano ancora gran parte del PIL (Prodotto Interno Lordo) nazionale. Stanno cercando di distruggere il progetto di cambiamento sociale e Lula è in carcere ingiustamente”, ha sottolineato. 
 
Sulla possibile risposta della società civile a questo processo, Boff parafrasa uno degli eroi della Rivoluzione messicana (Emiliano Zapata):  “Se il Governo non si occupa del popolo, il popolo non deve dare pace a questo governo”. 
 
“Dobbiamo combattere questo governo. Per le strade, nelle proteste, nelle diverse risorse giuridiche, nelle corti internazionali, e denunciarlo al mondo”, ha concluso il filosofo. 
 
Ig/ocs