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Ambientalisti in resistenza, una lotta difficile in Honduras

Il crimine di due indigeni tolupanes e l'arresto arbitrario di altri 12 difensori della Madre Terra nel contesto del terzo anniversario dell'assassinio di Berta Caceres, evidenzia una pratica di violenza sistematica in Honduras contro gli ambientalisti. 

 
Salomon Matute e suo figlio Juan Samuel, integranti del Movimento Ampio per la Dignità e la Giustizia, sono stati assassinati il passato 25 febbraio nel dipartimento di Yoro. Il crimine è stato perpetrato malgrado fossero protetti da una misura cautelativa concessa in dicembre del 2013 dalla Commissione Interamericana dei diritti umani (CIDH) dopo analizzare la situazione di rischio che affrontavano insieme ad altri membri di quell'organizzazione, prodotto di minacce, fustigazioni ed atti di violenza nella cornice del loro lavoro come difensori dell'ecosistema e dei popoli indigeni. 
 
Durante questi giorni, 12 difensori del fiume Guapinol sono stati accusati di delitti gravi per opporsi all'estrazione di minerali nella riserva ecologica Montaña de Botaderos o Carlos Escaleras. 
 
Benché siano stati liberati davanti alla protesta sociale ed alla falsa imputazione, il fatto ha dimostrato gli accordi illeciti tra imprenditori ed autorità, con l'obiettivo di ottenere guadagni ad ogni costo. 
 
Loro fanno parte delle 32 persone di varie comunità di Tocoa, a Colon, criminalizzati per difendere i fiumi Guapinol e San Pedro, colpiti dall'inquinamento provocato dall’azienda mineraria Investimenti Los Pinares, una compagnia installata illegalmente nella zona ma protetta dai funzionari dei tre poteri dello Stato.  
 
Non si tratta di casi isolati, Honduras si è trasformato in uno dei luoghi più pericolosi del mondo per i difensori della terra e dell'ecosistema, secondo Global Witness, organizzazione non governativa (ONG) che lavora per rompere i vincoli tra lo sfruttamento delle risorse naturali, i conflitti, la povertà, la corruzione e gli abusi dei diritti umani in tutto il mondo. 
 
D’accordo con questa ONG, tra il 2010 e gennaio del 2017 più di 120 persone sono state assassinate nel paese per difendere la terra e l'ecosistema. 
 
La più recente relazione del Relatore Speciale delle Nazioni Unite segnala che in questa nazione centroamericana i difensori dei diritti civili e politici, delle persone LGBT, dei popoli indigeni, della terra e dell'ecosistema, degli emigranti, tra gli altri, sono in situazione di rischio. 
 
I difensori dei diritti umani sono oggetti di minacce, fustigazione, intimidazione, attacchi fisici, oltre ad essere criminalizzati e stigmatizzati in campagne mediatiche di discredito, ha aggiunto. 
 
Puntualizza che, secondo testimonianze, gli autori materiali degli attacchi includono membri della Polizia Nazionale, dell'Esercito, sicari e persone sconosciute, mentre gli autori intellettuali comprendono funzionari pubblici, la sfera imprenditoriale, le forze di sicurezza e specialmente settori corrotti delle stesse, che agiscono in connivenza per assicurarsi un guadagno vantaggioso. 
 
Conclude che la gran maggioranza degli assassini ed attacchi contro le persone patrocinatrici dei diritti umani rimangono impuni, oppure non si apre un'investigazione o non dà nessun risultato. 
 
Secondo il Relatore Speciale dell'ONU, il caso della patrocinatrice dei diritti umani Berta Caceres potrebbe trasformarsi nella prima eccezione se si producono sviluppi in materia delle condanne, oltre le sanzioni degli autori materiali dell'assassinio. 
 
Berta Caceres, riconosciuta patrocinatrice dei diritti umani e coordinatrice del Consiglio Civico delle Organizzazioni Indigene Popolari dell’Honduras (Copinh), è stata assassinata nella notte del 2 marzo 2016 da uomini armati che sono entrati nella sua stanza, eseguendo ordini di presunti imprenditori interessati nello sfruttamento delle risorse naturali, della zona di influenza di questo Consiglio. 
 
L'ambientalista del popolo lenca era beneficiaria di misure cautelative concesse dalla CIDH, ma anche così, le autorità l’hanno abbandonata ed hanno permesso il suo assassinato nel momento in cui difendeva il fiume Galcarque, dato in concessione dal governo per la costruzione della diga di sbarramento idroelettrica Agua Zarca, proprietà dell’azienda Sviluppo Energetico (DESA), che è della famiglia Atala-Zablah. 
 
Berta era una fervente lottatrice contro la costruzione di Agua Zarca, per questo che nel 2015 ha ricevuto il Premio Goldman, il più importante del mondo che può ricevere un difensore od una patrocinatrice dell'ecosistema. 
 
Benché nel processo sono stati condannati sette degli otto accusati, gli imprenditori colpevoli di dare l’ordine per il suo assassinato continuano nell'impunità. 
 
 
Odalys Troya Flores, giornalista di Prensa Latina