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Negoziazioni difficili: Cina preparata davanti agli attacchi tariffari degli USA

Il ritorno della Cina alla posizione difensiva davanti all'attacco ed alle minacce dei dazi degli Stati Uniti minimizza le speranze che nelle negoziazioni commerciali previste per oggi, 9 maggio, si riesca ad allontanare la guerra all'ultimo sangue. 

 
Il gigante asiatico ha elevato il tono nella sua risposta ed ora ha riproposto la sua determinazione a proteggere fino alle ultime conseguenze i suoi interessi e perfino a pagare qualsiasi prezzo se Washington persiste nella scalata di pressioni contro Cina. 
 
“Ci dispiacciamo profondamente delle misure (degli Stati Uniti) e sosteniamo che non sono concordi con gli interessi dei nostri popoli e del mondo”, ha detto il Ministero di Commercio in un breve comunicato. 
 
Si tratta della prima dichiarazione ufficiale dopo l’aumento dal 10% al 25% annunciato da domani sui tributi imposti a merci di questo paese, stimate in 200 mila milioni di dollari. 
 
Il presidente statunitense, Donald Trump, ha preso questa decisione domenica scorsa perché ha considerato molto lente le negoziazioni bilaterali sull'atteso patto Washington-Pechino ed inoltre ha minacciato di applicare presto tariffe del 25% ai beni cinesi per 325 mila milioni di dollari che rimangono ancora liberi dai dazi. 
 
Cina ha reagito al principio con calma e perfino ha inviato la sua squadra alla capitale statunitense per continuare le consultazioni, a dispetto della turbolenza profocata da Trump e che ha interrotto la tregua di sei mesi nella guerra commerciale. 
 
Nonostante, i mass media cinesi hanno allertato sul mantenimento di una posizione ferma, equanime e consistente del Governo davanti agli atteggiamenti volatili ed impredicibili dell'amministrazione statunitense. 
 
Uno dei più influenti, il Global Time, questo giovedì ha definito imprudente l'azione della Casa Bianca ed ha criticato duramente che si impegni a ravvivare il conflitto in un momento tanto critico, quando i negoziatori stanno per incontrarsi nuovamente. 
 
“È una pena che tutto succeda dopo aver trovato un equilibrio nella maggioranza delle differenze, anche se Cina e gli Stati Uniti non hanno un consenso negli ultimi temi essenziali. Ambedue vogliono un patto (...) ma sono preparati a distruggere tutto quello che hanno raggiunto con il dialogo per ritornare ai confronti verbali?”, ha indicato in un esteso editoriale al riguardo. 
 
Il quotidiano ha fatto riferimento sul fatto che le divergenze nel trattamento dei temi midollari hanno condotto alla situazione attuale, perché Washington esige essere sempre quello che ci guadagna, difeso dalla sua forza e Pechino non lo accetta perché considera che ci si deve gestire sul principio di equità. 
 
“Cina non teme il conflitto con gli Stati Uniti in questo momento. Davanti un'altra volta al gran bastone delle minacce tariffarie, Cina dimostrerà la sua fiducia di poter vincere la guerra commerciale”, ha detto. 
 
Dopo fare riferimento all'incertezza che circonda le consultazioni di oggi e domani, Global Time ha ricordato la preparazione integrale del gigante asiatico per ridurre le perdite delle sue aziende e contemporaneamente affrontare lo scenario peggiore derivato dal duello. 
 
“La ricerca di giustizia ed uguaglianza a livello globale esige a volte un alto prezzo (...) Se fallisce allora l'ultimo gruppo di conversazioni a Washington entrambi i paesi devono trovare risposte nel futuro”, ha concluso. 
 
Il ritorno al temuto scontro commerciale tra entrambe le potenze questa settimana ha preso forma ed ora è difficile per gli analisti o mezzi specializzati predire una soluzione perché una delle parti continua testarda a volere il confronto, mentre l'altra si difende, senza rinunciare al dialogo. 
 
Il panorama non è del tutto nuovo, piuttosto è una specie di circolo vizioso, nel quale prima sorgono segni incoraggianti che sembrano segnalare la fine della controversia e dopo, tutte le soluzioni ottenute rimangono infondate per decisione unilaterale del paese statunitense. 
 
In realtà, questi antecedenti hanno sempre inibito le aspettative sui risultati reali di qualsiasi negoziazione ed oltretutto con Trump, auto-nominatosi come “l’uomo dei dazi” se non si ottiene un trattamento come vuole lui. 
 
Durante la tregua, Cina ha affrontato un percorso dove fin dall'inizio ha dovuto schivare e molte volte affrontare un assalto dietro l’altro, senza abbandonare la ricerca di un'uscita giusta dalla controversia. 
 
Le prossime ore saranno decisive ed il mondo intero segue attentamente per sapere come si districheranno le relazioni commerciali tra i due paesi che, se opteranno per la battaglia, possono trascinare nell'abisso tutta l'economia globale. 
 
Yolaidy Martinez Ruiz, corrispondente di Prensa Latina in Cina