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Corruzione e processo di pace, temi importanti in Colombia

L'implementazione del processo di pace, gli assassinati dei leader sociali, le coltivazioni di uso illecito e la corruzione, sono tra i temi più complessi ed importanti della realtà colombiana. 

 
Il Governo ed i seggi dell'opposizione nel Congresso hanno esposto i loro punti al riguardo durante l'installazione del nuovo anno legislativo in questo paese. 
 
In un discorso di più di un'ora, il presidente colombiano, Ivan Duque, ha fatto un bilancio della sua gestione quando mancano pochi giorni affinché compia un anno nel potere. 
 
Posteriormente, in 20 minuti il senatore Jorge Robledo, del Polo Democratico Alternativo, ha esercitato il diritto di replica a nome del gruppo dell'opposizione. 
 
“In questi 11 mesi abbiamo ratificato l’impegno che abbiamo con la costruzione di una Colombia in pace con legalità. È il momento di superare questa falsa separazione tra amici e nemici della pace, utilizzata solo con fini elettorali”, ha affermato Duque. 
 
Ha sottolineato che “appoggeremo quelli che continuano il cammino verso la pace con legalità ed avanzino nella reincorporazione. Ma non voglio nessuna confusione: saremo implacabili con la recidività, perché non accettiamo scherzi contro il nostro Stato di diritto”. 
 
“Si sbaglia in eccesso il presidente Duque quando si ostina a non compiere, o farlo a metà e malvolentieri, le norme costituzionali e legali sul processo di pace”, ha affermato, categorico, Robledo, rispondendo al presidente. 
 
“Ed ancora di più quando manipola l’informazione per screditare il processo, denunciando gli atti di pochi che non hanno compiuto, invece di giudicare gli atti di molti che sì l'hanno fatto”, ha sentenziato. 
 
Sui frequenti assassinati dei leader sociali, il mandatario ha detto che “come respingiamo la corruzione, ripudiamo gli assassinati dei leader sociali”. 
 
Secondo Duque, le morti dei leader sociali si sono ridotte del 35% da quando lui è presidente, ma le cifre divulgate lo smentiscono, e denunciano un assassinato di un leader sociale ogni due giorni. 
 
Da parte sua, Robledo ha reiterato la necessità di far cessare con urgenza gli assassinati dei leader sociali, e dei colombiani di qualunque condizione. 
 
“Partecipiamo tutti alla manifestazione questo 26 luglio contro l'assassinato come maniera di sottolineare le differenze tra i colombiani”, ha detto in riferimento ad una convocazione lanciata alla fine di giugno per mobilitarsi a favore della vita. 
 
Sul flagello del narcotraffico, il presidente ha detto che “c'impegniamo a mantenere diversi strumenti che oggi si usano nella lotta antidroga, e compieremo requisiti sociali ed ambientali. Allo stesso modo, rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale di delimitare le condizioni per potere compiere aspersione di erbicidi nelle aeree delle coltivazioni illecite”. 
 
“Ringraziamo per la possibilità di contare su uno strumento potente in questo sforzo contro il narcotraffico e compieremo i requisiti ambientali e sociali necessari”, ha segnalato in chiara allusione all'impiego del polemico erbicida conosciuto come glifosato.  
 
A giudizio dell'opposizione, il presidente “si sbaglia quando esacerba il paese con la fumigazione con glifosato, i cui effetti dannosi sono riconosciuti in tutto il mondo, ed ancora di più perché dice o insinua che così riuscirà a sconfiggere il flagello del narcotraffico”. 
 
Riferendosi al tema della corruzione, Duque ha manifestato che “siamo coscienti che la guerra contro i corrotti è un compito di tutti i giorni dove non possiamo darci il lusso di fermarci”. 
 
“Oggi presentiamo, per questo motivo, davanti al Congresso un nuovo proietto anticorruzione, concertato con la Procura e le diverse forze politiche”, ha aggiunto. 
 
Frattanto, il senatore Robledo ha segnalato che il presidente Duque ha ordinato, dietro le quinte, al suo partito di attaccare la consultazione anticorruzione (dell'anno 2018) ed, “una volta che circa 12 milioni di colombiani l'hanno appoggiata nelle urne, in realtà non ha mai messo il peso del suo potere affinché le forze politiche che l’hanno scelto come presidente l'approvassero nel Congresso”. 
 
Masiel Fernandez Bolaños, giornalista di Prensa Latina