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Siria difende un diritto sovrano contro il terrorismo nella provincia di Idleb

L'esercito siriano difende nella provincia di Idleb un diritto sovrano contro il terrorismo e vuole mantenere l'indipendenza e l'integrità territoriale di fronte ad una guerra imposta dalla fine del 2011. 

 
Nella misura in cui il governo del presidente Bashar Al Assad guadagna terreno di fronte ai gruppi estremisti e le sue forze armate esercitano il controllo su più del 90% della nazione, gli Stati Uniti ed i suoi seguaci cercano di salvare quelli che sono i loro servitori e che sono contro la pace. 
 
La realtà quotidiana dimostra nel terreno di combattimento che le tregue proposte a partire da negoziazioni multiple a Sochi ed ad Astanà, più di due anni fa, non sono state rispettate dalle organizzazioni dei terroristi diretti dalla chiamata Giunta per la Liberazione del Levante, ex Fronte al Nusra. Gli esempi in questo senso sono eloquenti e benché ovviati dai mezzi di comunicazione occidentali e da alcuni della regione, non possono essere nascosti quando Turchia, presunto garante di una zona di distensione, occupa più di 6000 chilometri di territorio siriano al nord della provincia di Aleppo. 
 
Allo stesso modo, mantiene più di una dozzina di punti di controllo attorno ad Idleb che non hanno mai evitato attacchi terroristici contro le posizioni dell'esercito siriano e contro numerose località. 
 
Meno di una settimana fa, sia Ankara che Washington hanno promosso e mantengono attualmente, una supposta zona sicura nella regione, senza il consenso adeguato e che è stata denunciata da Damasco come un'aperta e flagrante ingerenza contro la sovranità di Siria. 
 
Più di 10 mila soldati e centinaia di veicoli blindati sono le risorse delle forze turche al nord di Aleppo ed occupano città come Jarablus, Afrin ed Al Bab, senza il consenso siriano e col pretesto pubblico di lottare contro i gruppi curdi. 
 
Dal 2011 e sulla base di un raro gioco politico, Turchia è intervenuta nella guerra contro Siria, ha propiziato l'entrata di migliaia di terroristi dalle sue frontiere, ha appoggiato l’Esercito Libero Siriano, ha facilitato la creazione di un altro denominato Fronte Nazionale di Liberazione ed in nessun caso, ha affrontato l’ex Fronte Al Nusra. 
 
Dati al riguardo sono stati pubblicati dal quotidiano turco Cumhuriyat, le cui informazioni hanno confermato che inoltre, hanno consegnato a questi gruppi armi, appoggio logistico e forniture, oltre a creare istituzioni amministrative e di controllo nelle aree menzionate. 
 
Notizie di stampa divulgate in questi giorni dall'agenzia siriana di informazione SANA, quella armena ANNA, la rete televisiva Al Masdar ed altri mezzi, indicano che Turchia sposta convogli di appoggio, rinforza i suoi posti di controllo attorno ad Idleb - ultimo bastione terroristico organizzato in Siria - e recupera perfino, mezzi blindati ed artiglieri di questi neutralizzati in combattimento dall'esercito siriano. 
 
Giusto in questi giorni, quando le forze armate siriane con l’appoggio dell'aviazione russa avanzano dal nord della provincia di Hama verso Idleb e circondano la città di Khan Sheikhoun, dopo rompere le linee degli estremisti, Ankara e Washington acutizzano le tensioni e rendono più complessa possibile qualsiasi tipo di negoziazione per la pace. 
 
Sia ad Idleb, che a nord di Aleppo ed in buona parte della provincia di Hasaka, che sono territori siriani confinanti con Turchia, si spiegano gruppi curdi delle chiamate Forze Democratiche Siriane (FDS), gruppi dispersi dell’Isis ed oltre non meno di 12 basi tra statunitensi, francesi ed inglesi. 
 
Se prevale la sensatezza, questa complessa situazione può risolversi ed ottenere che Idleb, con 6100 chilometri quadrati e più di tre milioni di abitanti, ritorni nel seno di Siria e raggiunga una pace stabile, dal momento che un'uscita militare non sembra realistica. 
 
Pedro Garcia Hernandez, corrispondente di Prensa Latina in Siria