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Aggressioni israeliane, campagna elettorale di Netanyahu, secondo gli esperti

I recenti attacchi israeliani verso Libano, Siria ed Iraq fanno parte di una campagna del primo ministro Benjamin Netanyahu, che aspira a rieleggersi nei suffragi del prossimo settembre, assicurano oggi qui gli esperti. 

 
“Sono una scalata repentina davanti ai risultati raggiunti dall'Iran ed un ampliamento pericoloso del conflitto Teheran-Tel Aviv”, affermano gli analisti consultati dal giornale libanese The Daily Star. 
 
In qualsiasi caso, anticipano che sia l'organizzazione politico militare libanese Hizbulah come il governo israeliano, benché non vogliano un'altra guerra, per queste azioni e reazioni potrebbe scoppiarne una. 
 
“La lotta di potere tra Iran ed Israele si sta estendendo oltre Siria ed Iraq e raggiunge Libano”, ha dichiarato Robert Danin, un ex funzionario del Dipartimento di Stato statunitense. 
 
Mentre, Brian Katulis, del Centro per il Progresso Statunitense, considera che l'aumento delle attacchi israeliani costituisce un riflesso di come Israele vede deteriorarsi la sua posizione in Medio Oriente. 
 
Bassel Salloukh, professore associato di scienze politiche nell'Università Americana Libanese, ha detto che Hizbulah tenterà di evitare un conflitto, benché chissà appaiano alcune rappresaglie. 
 
“Quanto forte sarà questa risposta e come Israele replicherà, potrebbe condurre esattamente a quello che entrambe le parti dicono non volere”, ha considerato. 
 
Lo specialista alludeva a violazioni dello spazio aereo libanese durante domenica e lunedì scorso con sorvolo di droni israeliani in un quartiere meridionale di Beirut e gli spari contro un accampamento palestinese nella regione libanese di Bekaa. 
 
In un discorso di questa domenica, il segretario generale del Partito di Dio, Hassan Nasrallah, ha rivelato che i suoi seguaci possiedono capacità antiaeree, senza dire se si trattava di armi o tecnologia e che sono determinati ad eliminare qualsiasi altra violazione. 
 
Intanto, Netanyahu affronta uno scenario di accuse per corruzione e mal gestione finanziaria, col risultato che accorra, come in altre occasioni, a sfruttare una crisi di sicurezza a suo favore, nonostante una guerra, per adesso, non sarebbe conveniente. 
 
“Potrebbe ferirlo politicamente e potrebbe distruggere la sua affermazione che solo lui e la sua ferma determinazione possono mantenere il paese sicuro. Un conflitto importante sarebbe un segno di fracasso”, ha assicurato l'esperto. 
 
A giudizio di Robert Danin, Mike Pompeo ha cercato di ridurre le tensioni chiamando il primo ministro libanese, Saad Hariri, ed a Netanyahu, ma il panorama attuale, ha detto, richiede una diplomazia più attiva per evitare una scalata od un errore di calcolo. 
 
Katulis responsabilizza il presidente Donald Trump delle crescenti tensioni per la sua incoerente messa a fuoco in Medio Oriente, dove non esiste una strada chiara per ridurre le tensioni. 
 
“Per ogni azione ci sarà una reazione”, ha predetto ed a causa dei recenti avvenimenti esiste un rischio significativo di conflitto bellico. 
 
Sarebbe meglio, ha scongiurato, che teste più fredde prevalgano in tutte le parti e diminuisca la pressione. 
 
 
Armando Reyes Calderin, corrispondente di Prensa Latina in Libano