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Governo cileno conferma 15 morti durante le proteste

Il sottosegretario dell'Interno del Cile, Rodrigo Ubilla, ha confermato il 22 ottobre la morte di 15 persone nelle proteste degli ultimi giorni contro le politiche economiche del governo di Sebastian Piñera. 

 
“In concreto, c'è un totale di 15 morti, 11 di loro nella regione Metropolitana, tutti associati ad incendi e saccheggi, principalmente di centri commerciali”, ha dettagliato Ubilla. 
 
Ha precisato che due sono stati uccisi nei supermercati del comune di San Bernardo, cinque nella Quinta Normal, uno in un supermercato Santa Isabel e due a La Pintana. 
 
Sommato a quanto detto anteriormente, Ubilla ha parlato di quattro morti in altre città del paese: uno a La Serena, uno a Coquimbo, uno a Talcahuano ed un altro in un punto della Ruta 5 Sud. 
 
Il governo di Piñera ha tacciato i manifestanti di vandali, mentre molte persone assicurano che quelli che saccheggiano sono infiltrati tra i manifestanti, il loro obiettivo è generare maggiore repressione da parte delle forze dell’ordine. 
 
In confronto alla giornata precedente, si osserva “una diminuzione significativa” di quasi 100 fatti in meno associati a saccheggi e vandalismo. 
 
Sempre oggi, la deputata per il Partito Umanista (PH) Pamela Jiles ha proposto nella Commissione dei diritti umani della Camera, di accusare costituzionalmente il presidente Sebastian Piñera per le persone uccise dai militari. 
 
In una sessione dell'ente legislativo, la parlamentare ha responsabilizzato il mandatario per le morti di 15 persone con l'intervento di militari durante la repressione sfrenata per ordine del governo contro l'esplosione sociale, conseguenza di decadi di applicazione di politiche neoliberali. 
 
Jiles ha sottolineato che lo stato di emergenza dichiarato dal capo di governo non autorizza ad attentare contro la vita dei cittadini, per questo che è ragionevole esporre la possibilità di accusare costituzionalmente Piñera davanti alla Commissione dei diritti umani. 
 
L'accusa costituzionale è uno strumento esclusivo della Camera dei Deputati e, in caso di pretendere di applicarla contro un capo di Stato, sono necessarie solo 10 firme, ha spiegato il quotidiano BiobioChile, nella sua edizione digitale. 
 
D’accordo con l'articolo 52 della Magna Carta, il mandatario di turno può affrontare un giudizio politico in base agli “atti della sua amministrazione che abbiano compromesso gravemente l'onore o la sicurezza della nazione, o infranto apertamente la Costituzione o le leggi”. 
 
Intanto, migliaia di cileni sono oggi sulle strade in maniera pacifica per esigere l'uscita del presidente, Sebastian Piñera, insieme a tutto il suo gabinetto, e mettere fine alla repressione. 
 
Inoltre, all'unisono, è cominciata la risposta dei carabinieri, che con getti di acqua e gas lacrimogeni, cercano di disperdere i manifestanti. 
 
In Piazza Italia, in questa capitale, con la consegna No alla Violenza, una moltitudine di lavoratori, studenti e famiglie intere suonano delle pentole per esprimere lo scontento con le misure economiche del governo che vogliono l'aumento dei prezzi dei servizi principali. 
 
Centinaia di operai dell'impresa mineraria Escondida hanno sospeso i loro lavori in protesta per gli abusi commessi contro di loro da parte dell’azienda ed in rifiuto alla repressione contro il popolo. 
 
In comunicato ufficiale, i minatori di Escondida, localizzata nella regione di Antofagasta, nell'estremo nord del paese, oltre a 1400 chilometri dalla capitale cilena, hanno denunciato la violenza sfrenata dal governo “sordo alle legittime richieste sociali.” 
 
In questo contesto, Piñera ha convocato ieri ad un dialogo con i partiti politici di opposizione, per cercare un'uscita alla crisi, tuttavia non tutti sono stati invitati alla riunione, come il Partito Comunista del Cile. 
 
Il suo presidente, Guillermo Tellier, ha assicurato che oggi verso le 10:00, ora locale, ha ricevuto una lettera dal Palazzo di Governo per correggere la situazione, che lui ha respinto. 
 
“Noi non andiamo comunque perché abbiamo una posizione differente”, ha detto Tellier. 
 
Ha aggiunto che “la gente non vuole che i partiti, cioè noi, stiamo rappresentandola a La Moneda né da nessuna parte. A me sembra che sia più giusto convocare questi attori sociali a conversare col governo”, ha enfatizzato. 
 
Diverse organizzazioni sociali, politiche, studentesche, sindacali, tra le altre, hanno annunciato che domani mercoledì ci sarà uno sciopero nazionale contro il governo di Piñera. 

Rafael Calcines, corrispondente di Prensa Latina in Cile