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Incidenti gravi hanno chiuso “Super Lunes” di proteste in Cile

Incidenti gravi sono successi durante il “Super Lunes” di proteste in Cile, nel quale centinaia di persone sono uscite nuovamente e pacificamente sulle strade e sono state perseguite in maniera violenta dalle forze dell’ordine. 

 
Tra i fatti più gravi successi in questa capitale, le reti sociali hanno denunciato che due persone, una nel viale Bilbao ed un'altra ne La Alameda, sono state investite in forma brutale dalle macchine della polizia che non hanno offerto loro nessun soccorso, e sono state trasportate in stato grave all’ospedale. 
 
Inoltre, mezzi televisivi hanno riportato che vari centri di salute sono stati congestionati per l'arrivo di molte persone con differenti lesioni, tra queste, numerose con ferite da pallini da caccia nel volto, fatto che si ripete costantemente nelle manifestazioni e che è stato denunciato dalle organizzazioni dei diritti umani. 
 
Perfino un venditore ambulante che si trovava nel parco Bustamente, vicino alla piazza Italia, e che non partecipava alle manifestazioni, è stato ferito alla testa con un proiettile lanciato dai carabinieri ed adesso si trova in coma indotto nell’ospedale pubblico d’emergenza. La famiglia non scarta di denunciare la polizia. 
 
Numerose organizzazioni hanno segnalato che la quantità di feriti è praticamente indefinibile, dato che molte persone preferiscono non accorrere ai centri di salute per curarsi, per paura di essere fermate dalle autorità. 
 
Come è successo molte volte, gruppi di incappucciati, che non appartengono alle manifestazioni pacifiche, hanno commesso numerosi reati, come risultato dei quali nelle vicinanze della piazza Baquedano, due carabinieri sono stati feriti con scottature ricevendo l'impatto di una bomba molotov lanciata da questi elementi. 
 
A differenza della violenza contro la popolazione che si esprime pacificamente, il ministro dell'Interno, Gonzalo Blumel, rapidamente ha condannato l'attacco ai carabinieri ed ha detto che “facciamo tutto il possibile affinché questi fatti si castighino e non rimangano impuni. Sono fatti di una violenza inaccettabile”. 
 
Come ha detto Blumel ai mezzi di comunicazione, da quando è cominciata l'esplosione sociale, sono più di 9000 i detenuti e 500 persone si trovano in prigione preventiva. 
 
Inoltre, alcuni incappucciati hanno assaltato un hotel nelle vicinanze della Piazza Baquedano e la sede centrale dell'Università Cattolica, ne La Alameda, senza che in questo momento intervenissero forze della polizia, che l’hanno fatto solo posteriormente. 
 
Invece, camion blindati hanno scagliato ripetutamente forti getti d’acqua ed una gran quantità di gas lacrimogeni contro i manifestanti pacifici della piazza Baquedano dallo stesso momento in cui le persone hanno incominciato a riunirsi nella spianata. 
 
Il “Super Lunes” in questa capitale è trascorso con numerose manifestazioni fin dalla mattina per esigere un’Assemblea Costituente e misure che mettano freno alle profonde disuguaglianze esistenti in Cile. 
 
Durante la giornata, il premio Nobel della Pace, Rigoberta Menchù, ha consegnato nel palazzo de La Moneda una lettera diretta al presidente Sebastian Piñera, in cui ha denunciato le violazioni sistematiche e flagranti dei diritti umani in Cile. 
 
La missiva sottolinea che queste violazioni non sono successe solo nelle ultime settimane, ma anche molto prima, soprattutto contro studenti, sindacalisti e comunità indigene. 
 
Assolutamente al contrario di quello che reclamano migliaia di manifestanti per le strade e che confermano le inchieste, Sebastian Piñera ha assicurato che non lascerà la Presidenza e che arriverà alla fine del suo mandato. 
 
Nella prima intervista dopo l'esplosione sociale del 18 ottobre, concessa al mezzo britannico BBC e che riporta oggi la stampa locale, Piñera ha detto che “arriverò fino alla fine del mio mandato. Sono stato scelto democraticamente da un'enorme maggioranza di cileni ed ho un dovere ed un impegno con quelli che mi hanno scelto e con tutti i cileni”. 
 
Nelle manifestazioni di massa molti partecipanti reclamano la rinuncia del mandatario, mentre la più recente inchiesta di Cadem segnala che l’appoggio a Piñera arriva solo al 13%, il livello più basso tra tutti i presidenti che hanno occupato La Moneda dal 1990. 
 
Inoltre, sul governante pesa un'accusa costituzionale promossa dai partiti di opposizione per la sua responsabilità nella repressione sfrenata delle forze militari e della polizia contro le manifestazioni pacifiche. 
 
Al rispetto ha segnalato che “se qualcuno vuole fare un'accusa costituzionale, è nel suo diritto, ma io sono assolutamente sicuro che nessuna di queste accuse prospererà”, perché la soluzione è rispettare le regole della democrazia e non destabilizzare un governo che ha vinto legittimamente le elezioni. 
 
Sulle reiterate denunce per l'eccessivo uso della forza da parte dei carabinieri e dei militari, ha ammesso che “ci sono delle lamentele”, e come ha espresso in altre occasioni ha annunciato che “saranno investigate e processate dal nostro sistema giudiziario”. 
 
Rispetto alla richiesta ricorrente dei manifestanti e dei partiti di opposizione di avanzare verso una nuova Costituzione, il mandatario, che non ha mai avuto questo tema nella sua agenda, ha detto di non scartare questa possibilità. 
 
Tuttavia, ha fatto dei giri di parole segnalando che “dopo avere restaurato l'ordine pubblico e mettere in moto l'agenda sociale, non finisce il dibattito e verrà una seconda tappa in cui siamo disposti a conversarlo tutto, includendo una riforma alla costituzione”, ha concluso.

Rafael Calcines Armas, corrispondente di Prensa Latina in Cile