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Fine del bloqueo statunitense contro Cuba, reclamata da quasi 30 anni all’ONU

L'Assemblea Generale dell'ONU ha manifestato il suo rifiuto al bloqueo degli Stati Uniti contro Cuba per 27 anni consecutivi, e reclama l'urgenza di mettere fine a questo meccanismo che appare come il principale ostacolo per lo sviluppo dell'isola caraibica. 

 
A partire dalla prima votazione realizzata nel 1992, gli stati membri dell'organismo multilaterale –con eccezione di due o tre- esprimono per mezzo di una risoluzione la loro opposizione al bloqueo statunitense. 
 
Nel dibattito di alto livello di quest’anno nell'Assemblea, più di 40 paesi hanno manifestato esplicitamente la loro condanna al bloqueo statunitense ed hanno espresso solidarietà con Cuba all'intervenire nell’appuntamento, che si è celebrato dal 24 al 30 settembre. 
 
D’accordo con cifre della missione di Cuba presso le Nazioni Unite, 43 stati di differenti continenti hanno chiesto il sollevamento del bloqueo imposto da quasi sei decadi da Washington, che ha causato danni per un valore di 922.630 milioni di dollari solo negli ultimi mesi. 
 
Da parte sua, il cancelliere cubano Bruno Rodriguez ha ricordato nel suo discorso del dibattito generale che durante gli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno iniziato l'applicazione di misure criminali, non convenzionali, per ostacolare la fornitura di combustibile alla nazione caraibica da diversi mercati. 
 
In questo ultimo anno, ha spiegato, il governo statunitense ha aumentato le sue azioni di ostilità e bloqueo: ha imposto scogli addizionali al commercio estero ed ha incrementato “la persecuzione delle nostre relazioni bancario-finanziarie col resto del mondo”. 
 
Ha limitato all’estremo i viaggi e qualunque interazione tra i due paesi. Ostacola i vincoli e contatti con la loro patria dei cubani che vivono negli Stati Uniti, ha segnalato il capo della diplomazia cubana. 
 
L'illegale Legge Helms-Burton del 1996, il cui Titolo III è stato attivato da Washington questo anno, è il punto cardinale di questa condotta aggressiva, ha sottolineato. 
 
Quasi sei decadi di bloqueo statunitensi hanno provocato danni quantificabili per più di 922.630 milioni di dollari, ma i danni umani che produce questa politica genocida sono incalcolabili, ha detto recentemente il cancelliere per mezzo del suo account ufficiale in Twitter. 
 
“La sofferenza causata alle famiglie cubane non si può contabilizzare”, ha indicato. 
 
Dalla sua entrata in vigore nel 1996, la Legge Helms-Burton cerca di universalizzare il bloqueo mediante pressioni brutali ed illegali contro paesi terzi, i loro governi e le loro aziende. Così ha spiegato la rappresentante permanente alterna di Cuba presso l'ONU, Ana Silvia Rodriguez. 
 
Con questa legge, il governo statunitense persegue asfissiare l'isola e promuovere le carenze della popolazione col proposito di imporre un governo che risponda ai suoi interessi, ha detto. 
 
Inoltre, ha sottolineato la sua marcata pretesa extraterritoriale, che vuole sottomettere i cittadini e le istituzioni di paesi terzi alla giurisdizione dei Tribunali degli Stati Uniti per azioni legittime successe fuori dalla loro giurisdizione. 
 
La missione di Cuba presso l'ONU pubblica regolarmente comunicati con i dettagli dell'aumento del carattere extraterritoriale del bloqueo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro l'isola caraibica. 
 
Sono molti gli esempi dell'applicazione extraterritoriale del bloqueo, inasprito con la decisione del governo di Washington che permette -secondo il Titolo III della Legge Helms-Burton - la possibilità di fare azioni giudiziali nei tribunali statunitensi contro entità che lavorino con proprietà nazionalizzate nella decade degli anni 60, hanno risaltato. 
 
Fino alla data, il bloqueo degli Stati Uniti contro Cuba appare come il sistema di sanzioni unilaterali più ingiusto, severo e prolungato che si applica contro un paese. 

Ibis Frade, corrispondente di Prensa Latina alle Nazioni Unite