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Truppe turche aumentano le tensioni in Siria

Damasco, 10 feb (Stampa Latina) Dal 2016 le truppe turche sono entrate nel nord della provincia siriana di Aleppo, hanno occupato circa sei mila chilometri quadrati in un'annunciata operazione contro i gruppi curdi, segnalano oggi fonti ufficiali siriane. 

 
Due anni dopo, nel settembre del 2018, i presidenti della Russia, Vladimir Putin; e della Turchia, Recep Tayyib Erdogan, hanno firmato un memorandum per creare una zona smilitarizzata nella provincia di Idleb, dove si trovano più di una dozzina di differenti gruppi armati, tra questi il filo-turco Fronte di Liberazione Nazionale, secondo fonti ufficiali siriane. 
 
Dai primi momenti, tra il 2016 ed il 2020, Turchia ha utilizzato questo fronte come forza di scontro contro i curdi, ma non contro le organizzazioni terroristiche. 
 
Tale situazione, e specialmente, sulla Giunta per la Salvazione del Levante, ex Fronte Al Nusra o il Partito del Turkestan, integrato maggiormente da mercenari dell'etnia cinese degli uiguri è reiteratamente denunciata dal Ministero di Difesa Siriano. 
 
Intanto Turchia ha creato non meno di 20 punti di osservazione nel territorio di Aleppo ed attorno alla provincia di Idleb, ultimo bastione organizzato degli estremisti in Siria, presumibilmente per propiziare la distensione ed in corrispondenza a quanto accordato con Russia. 
 
Tuttavia, tanta Mosca come Damasco puntualizzano che invece gli estremisti attaccano località civili ad Aleppo e le posizioni vinte in combattimento dall'Esercito nazionale. 
 
Nulla ha funzionato come si aspettava ed inoltre, Turchia ha incrementato i militari direttamente ad Idleb, giusto quando l'Esercito siriano, in pieno diritto della difesa della nazione, ha iniziato delle controffensive di successo contro i gruppi terroristici. 
 
A sua volta, l'ambasciatore della Russia nel paese arabo, Alexandr Efimov, ha sostenuto che i terroristi ed i suoi patrocinatori approfittano dell'area di distensione di Idleb per dilatare la guerra in Siria ed ha indicato che i gruppi armati ed i loro protettori cercano di incrementare la pressione sul Governo siriano. 
 
A tale situazione si unisce l'azione di Erdogan, che ha affermato il 4 febbraio scorso che aveva chiesto a Putin di fare pressioni sul Governo siriano affinché ritirasse le sue truppe dai posti di osservazione turchi ad Idleb, minacciando, in caso contrario, una risposta militare. 
 
Siria segnala che Turchia non allude mai al fatto che le sue truppe sono nel territorio di questa nazione del Levante senza nessuna autorizzazione in contraddizione con le leggi internazionali, reiterano fonti militari e diplomatiche siriane. 
 
Nelle ultime ore, Turchia ha segnalato un attacco dell'Esercito siriano nella zona di Taftanaz, al nordest di Idleb, la città capoluogo di questa provincia e di uno scambio di artiglieria che ha provocato almeno una dozzina di morti in entrambe le parti. 
 
Allo stesso tempo il cancelliere turco, Mevlut Cavusoglu, ha detto che oggi sono continuate le negoziazioni su Idleb. “Se fossimo giunti ad un accordo, non ci sarebbe la necessità della riunione di oggi. Vedremo come va. Se è necessario, i nostri presidenti si riuniranno”, ha detto ai mass media. 
 
Per analisti ed osservatori della situazione, ed il Governo siriano l'ha precisato insistentemente, Turchia non ricorre alla sensatezza, cerca di bloccare accordi e negoziazioni ed ignora con assoluta indifferenza il diritto di questa nazione araba a conservare e mantenere l'integrità del paese. 
 
Ig/pgh