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La battaglia martiana contro il panamericanismo

La notte del 19 dicembre 1889 l'oratorio “martiano” si è vestito con eleganza davanti ad un pubblico scelto. 

 
La Società Letteraria Ispano-americana di New York, fondata due anni prima e della quale Josè Martì era uno dei suoi artefici principali, ha offerto un veglione artistico ai delegati dei paesi latinoamericani alla Conferenza Internazionale Americana convocata dagli Stati Uniti. 
 
Il cubano aveva pubblicato già vari scritti sui giornali di Buenos Aires e del Messico nei quali denunciava gli obiettivi espansionisti di questa riunione, ed in quell'incontro coi diplomatici ha fatto un discorso emotivo in cui, davanti ad un pericolo simile, che aveva già qualificato molti anni prima come “colossale”, ha basato il suo appello su un'azione congiunta dei paesi che lui chiamava la Nostra America. 
 
Con il titolo di “Madre America” è conosciuto questo articolo significativo distribuito posteriormente in forma di opuscolo, considerato nella sua opera come essenziale, tanto per i suoi valori letterari come per le tesi esposte, fatto che, senza alcun dubbio, ha aumentato la conoscenza della sua opera e delle sue idee tra l'intellighenzia e tra le autorità governative della regione. 
 
“Madre America” è un'esposizione organizzata in due sezioni fondamentali, nelle quali Martì traccia un brillante ed innovativo quadro per il suo tempo delle differenze tra gli Stati Uniti ed America Latina dalla propria incorporazione di entrambe le parti del continente, mediante la conquista europea, al sistema mondiale che si andava creando allora. 
 
Riferendosi alla nascita del paese del nord, allude all'emigrazione dei primi coloni inglesi fuggiti dalla persecuzione religiosa: “Dalla parte più veemente della libertà è nata, in giorni apostolici, l'America del Nord”. 
 
Continua sottolineando come le Tredici Colonie hanno goduto di ampi diritti e come hanno lottato quando la metropoli ha voluto limitarli. 
 
Ma il paese indipendente è nato in questo modo: “Il popolo che più tardi si è rifiutato di aiutare, accetta aiuto. La libertà che trionfa è come lui, signorile e settaria, di pugno di pizzo e di baldacchino di velluto, più della località che dell'umanità, una libertà che traballa, egoista ed ingiusta, sulle spalle di una razza schiava che prima di un secolo, distruggerà l’appoggio con una rivolta”. 
 
E con la Guerra Civile riapparvero “i fattori che hanno costruito la nazione”, in “lotta per il predominio nella repubblica e nell'universo”, “il pellegrino che non consentiva che un padrone lo governasse” e “l'avventuriero sagace e rampante” . 
 
In contrasto, l'America spagnola è sorta sullo schiacciamento senza misericordia dei popoli originari e con un sistema ferreo di dominazione monarchica. 
 
Nell'esteso racconto “martiano” su questi popoli, l'indipendenza è stata raggiunta mediante una cruenta lite dove stavano insieme, coi loro indigeni e con i loro neri, senza aiuto esterno: “Sola, e come un solo popolo, si alza. Sola lotta. Vincerà, sola”. 
 
E queste basi, secondo lui, si facevano ancora sentire alla fine del XIX secolo nella Nostra America, in piena lotta nel suo interno con idee estranee, che impedivano di capire che, “per essere naturale e feconda”, questa parte dell'America doveva comprendere tutti quelli che si erano alzati a fondarla. 
 
Per lui, dunque, la Nostra America viveva “una crisi di elaborazione” che l'obbligava ad agire con originalità, in funzione dei suoi propri problemi. 
 
L’articolo apre e chiude marcando lo sguardo dell'emigrato negli Stati Uniti. Dice nell'apertura che apprezza che la Nostra America sia “più grande” che quella del Nord, “perché è la nostra e perché è stata più infelice”. 
 
E nel paragrafo finale espressa che quelli del sud, che vivevano negli Stati Uniti, stavano lì per servire ed onorare la Nostra America, come lui faceva, appoggiando e reclamando l'unità latinoamericana. Per questo motivo lui, lontano da Cuba per le sue attività patriottiche, ha concluso dichiarando che al ritorno nella sua terra avrebbe detto: “Madre America, lì troviamo i fratelli! Madre America, lì hai i tuoi figli!”. 
 
Pedro Pablo Rodriguez, investigatore del Centro di Studi Martiani di Cuba