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Masetti, un giornalismo al servizio della verità

In questi tempi di pandemia, di infodemia e di disinformazione, le idee del giornalista e rivoluzionario argentino Jorge Ricardo Masetti recuperano attualità nelle nuove generazioni col suo lascito. 

 
Oggi si compiono 56 anni da quel 21 aprile quando il primo direttore dell'Agenzia Latinoamericana di Notizie Prensa Latina è stato visto per l’ultima volta. 
 
È scomparso per sempre nelle selve di Oran, in Salta, il Comandante Segundo, il cui corpo non è stato mai incontrato. 
 
È stato l’uomo che su richiesta di Ernesto Che Guevara e per iniziativa del leader della Rivoluzione Cubana Fidel Castro, ha fondato Prensa Latina il 16 giugno 1959, un'agenzia con uno sguardo molto definito. 
 
Erano i tempi dell’inizio della trionfante Rivoluzione e con la collaborazione di un gruppo di reporter che si trasformerebbero in importanti figure del giornalismo latinoamericano, come il suo compatriota Rodolfo Walsh o il colombiano Gabriel Garcia Marquez. 
 
Masetti ha diretto gli inizi di un'agenzia che è nata per resistere ai grandi monopoli mediatici che tergiversavano la realtà di Cuba e del mondo. 
 
“Il giornalismo deve essere obiettivo, ma mai imparziale, perché non si può essere imparziali tra il bene ed il male”: questa frase ereditata da più di sei generazioni che hanno fatto di Prensa Latina un'agenzia al servizio della verità, continua più viva che mai come ai suoi inizi, resistendo ai monopoli mediatici, facendolo con veracità ed obiettività. 
 
Dalla sua penna audace e l’impegno con le cause giuste, Masetti nei suoi brevi 35 anni ha lasciato un’impronta incancellabile, con quelle dei fondatori dell'agenzia, che è difesa dai giovani formati in questa agenzia, oggi nel fronte di battaglia, facendo giornalismo in più di 40 paesi, in momenti tanto difficili come quelli che impone in questi giorni la pandemia globale. 
 
Mentre l'emporio dei mass media cresce in tempo di reti sociali, utilizzate per campagne di disinformazione e manipolazione, la penna di Masetti diventa imprescindibile nel continente e nella sua natale Argentina, dove ha lasciato la sua impronta in mezzi come Radio el Mundo, la stazione radio che lo portò come inviato speciale nel 1958 alla Sierra Maestra per intervistare Fidel ed il Che. 
 
Un storico e trascendentale destino che cambierebbe per sempre la sua vita e la sua maniera di vedere il mondo. 
 
Molti che l’hanno conosciuto sottolineano che Masetti è stato un giornalista del suo tempo, rivoluzionario, militante, che ha difeso con la sua penna le sue idee e la lotta per un mondo con giustizia sociale. 
 
Che il suo nome continua ignorato nel suo paese come il pezzo di selva che nasconde le sue ossa era prevedibile per Masetti, un giornalista, che sapeva come si costruiscono le notorietà e si tessono le dimenticanze. 
 
“Guerrigliero, ha potuto ipotizzare che, se era sconfitto, il nemico sarebbe stato il padrone momentaneo della sua storia”, così ha scritto il giornalista militante Rodolfo Walsh nel prologo del libro “Los que luchan y los que lloran”. 
 
Maylin Vidal, corrispondente di Prensa Latina in Argentina