Agenzia di stampa latinoamericana Prensa Latina - Inicio

Negli Stati Uniti cresce la paura della violenza post-elettorale

A poche ore dalle elezioni generali statunitensi, un clima di paura caratterizza oggi la situazione nel paese, di fronte a possibili scoppi di violenza tra i sostenitori del presidente Donald Trump ed il candidato democratico Joe Biden.


In diverse occasioni negli ultimi mesi, il presidente ha respinto un serio impegno per un passaggio pacifico ed ordinato della leadership della Casa Bianca, in caso di sconfitta, ed ha persino suggerito che la sua vittoria è l'unico risultato legittimo.

Trump ribadisce che se non vince contro il candidato democratico, è pronto a contestare il risultato in tribunale od anche per le strade.

Dall'inizio del 2020, negli Stati Uniti ci sono stati disordini civili dopo la morte di George Floyd a maggio ed altri eventi simili di violenza della polizia, ed ora si delinea uno scenario di ingovernabilità di fronte ad elezioni controverse, il cui probabile esito è sconosciuto.

Il governatore della California, Gavin Newsom, (Democratico) prepara il suo stato per eventuali disordini civili dopo le elezioni generali, secondo il portale digitale "Politico".

All'inizio di ottobre, un sondaggio di YouGov ha rivelato che il 56% degli elettori ritiene che ci sarà un aumento della violenza dopo le elezioni generali.

I funzionari di Chicago hanno recentemente tenuto un'esercitazione per affrontare "tutti i rischi possibili", valutando come avrebbero affrontato le minacce e la violenza legate alle elezioni.

Un'indicazione che i leader politici e militari del paese prevedano gravi disordini dopo le elezioni generali è il fatto che la Guardia Nazionale (GN) degli Stati sta preparando i propri piani di emergenza nel momento attuale.

Le loro missioni vanno dall'aiutare contro eventuali attacchi informatici, al lavoro alle urne ed all'agire per sopprimere le probabili proteste post-elettorali.

La speculazione si è concentrata sul possibile dispiegamento di truppe da parte di Trump per reprimere le proteste, cosa che i militari già consigliavano di non fare a giugno, ma che il presidente può fare, se vuole, invocando la Legge sull'Insurrezione del 1807.

Steve Abbot, un ammiraglio in pensione della Marina degli Stati Uniti che sostiene Biden, ha recentemente dichiarato a Reuters che il pericolo che il presidente ricorra a quello statuto che ha più di due secoli, ma è in vigore, "preoccupa indubbiamente i militari ed i loro capi al Pentagono".

L'Insurrection Act consente l'uso di truppe in servizio attivo o della GN per far compiere le leggi federali, nei casi in cui "la ribellione contro l'autorità degli Stati Uniti renda impraticabile l'applicazione delle leggi federali attraverso procedure giudiziarie".

Versioni su questo tema stanno circolando su Internet a tal punto che alcuni specialisti suggeriscono che il capo della Casa Bianca potrebbe invocare la legge marziale (ML) in caso di grave crisi di governance, dopo aver conosciuto i risultati delle elezioni.

L'argomento è affrontato dalla specialista Sarah Sicard, in un articolo sul quotidiano Military Times, una pubblicazione specializzata in questioni militari.

L'autrice cita Bill Banks, professore alla Syracuse University, esperto di questioni costituzionali e di sicurezza nazionale, che assicura che la paura nella popolazione statunitense è comprensibile, perché detto statuto è pienamente in vigore.

Nel corso della storia americana, i funzionari federali e statali hanno applicato quella legislazione almeno 68 volte.

Roberto Garcia Hernandez, giornalista di Prensa Latina