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Josè Antonio Aponte, un leader sociale prematuro per la sua epoca

Il 9 aprile 1812, le autorità spagnole hanno impiccato, senza un processo previo, Josè Antonio Aponte, un nero creolo libero, che è stato leader della prima cospirazione nazionale contro il regime coloniale della Cuba d’allora.


Insieme a lui hanno avuto lo stesso destino diversi integranti del sollevamento, e la testa di Aponte e quella di altri capi cospiratori sono state messe nelle gabbie di ferro ed esibite nei luoghi pubblici come un’esibizione tenebrosa con lo scopo di frenare i futuri tentativi antischiavisti ed abolizionisti.

“C’era da aspettare questo accanimento perché nonostante il suo fallimento, la Cospirazione di Aponte, come si conosce questo fatto storico, è stata un esempio e un antecedente di ciò che è diventato posteriormente il movimento indipendentista cubano”, ha indicato a Prensa Latina il ricercatore titolare della Biblioteca Nazionale Josè Martì, Tomas Fernamdez.

D’accordo con lo specialista, alla congiura si sono integrati per la prima volta non solo neri schiavi e liberi, ma anche bianchi e meticci dei settori più popolari dell’epoca.

Influenzata dalla Rivoluzione Haitiana, considerata la prima di carattere sociale in America, la Cospirazione di Aponte ha anche avuto come risultato un’organizzazione che si è estesa per tutta la lunghezza e la larghezza del paese, ha precisato.

Questo movimento si è esteso da L’Avana a Puerto Principe, Remedios, Bayamo e Holguin, prima di essere scoperto per una soffiata, ha sottolineato.

 

EPOCA, CONTESTO E PENSIERO PROGRESSISTA

 

Con lo scopo di analizzare il fatto in un modo più profondo, ha detto, è necessario fermarsi sulla figura del suo artefice, nelle condizioni storiche in cui si avvia e nella sua trascendenza come un passo avanti nel pensiero più progressista dell’epoca.

A  partire dal secolo XVI, i colonizzatori, che dopo la scoperta dell’America hanno sterminato a poco a poco la grande maggioranza della popolazione indigena, circa 100mila a Cuba, hanno sequestrato in Africa più di un milione di schiavi.

Con la tratta di schiavi sono arrivati a Cuba più di un milione di africani che, con il loro sangue ed il loro sudore, hanno creato le basi dell’economia nelle grandi piantagioni di canna di zucchero, caffè e sigari, fondamentalmente.

Nel secolo XIX, il paese caraibico era una delle colonie più ricche del mondo con una modernità raggiunta tramite lo spietato sfruttamento degli africani e dei loro discendenti, così come dei più di 125mila servi cinesi, ha spiegato in uno dei suoi saggi l’esperto, che vanta il Premio Nazionale delle Scienze Sociali, Fernando Martinez  Heredia.

Per garantire la dominazione totale, i colonizzatori hanno anche tentato di eliminare i ricordi ed i costumi dei nativi africani, ha indicato.

È chiaro che i diritti all’istruzione erano negati ai neri dell’epoca, tuttavia, in maniera probabilmente empirica Aponte è riuscito a dominare la pittura, i suoi bozzetti sono stati testimoni di un’eccellente qualità della sua arte, d’accordo con gli atti del processo che si conservano ancora, ha aggiunto Fernandez.

I libri che ha letto e i suoi scritti hanno mostrato la sua cultura e il potente pensiero progressista e abolizionista, oltre a un’intelligenza e un talento nei limiti della genialità, ha opinato.

 

Non c’è dubbio, ha detto, che Josè Antonio, prima capo delle milizie a La Habana, nel Battaglione dei Marinai, è stato un soggetto storico sociale, generatore di idee.

Rispetto ai risultati della Cospirazione, Fernandez ha considerato che ha fallito perché in quei momenti non c’era un concetto definito di Cuba come nazione.

Nonostante, si riconosce il merito della sua lotta contro le norme discriminatorie stabilite dal governo coloniale, perché aveva l’obiettivo di lottare per lo sviluppo sociale ed economico della popolazione nera.

Anche se con la brutalità della punizione contro i cospiratori e i tentativi di silenziare l’avvenimento, gli ideali abolizionisti sono perpetuati e si sono trasformati nello spirito indipendentista della nazione, ha affermato l’eminente storico.

 

 

 

Livia Rodriguez Delis, giornalista della Redazione Nazionale di Prensa Latina