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Venezuela e Siria, nell’appetito imperiale

Venezuela e Siria sono sorelle in diversi punti di vista, però una cosa che si nota al di sopra di tutte le altre, è che sono nel mirino degli interessi voraci occidentali, che pretendono impadronirsi, in uno dei casi, dell’eccellente posizione geografica e nell’altro, delle maggiori riserve petroliere del mondo.


A metà del 2012, quando l’aggressione contro Siria aumentava e si annunciava dai gruppi terroristi appoggiati da occidente e dalle monarchie del Golfo la “battaglia per Damasco”, si sono conosciute delle relazioni reiterative sui progetti che andavano più in là di Siria.

Vecchi progetti geopolitici pianificavano una nuova ripartizione del mondo, cominciando dal gran Medio Oriente che avrebbe eliminato Siria, l’avrebbero frammentata, e avrebbero continuato il loro corso espansivo sul “mare iraniano” e le repubbliche asiatiche dell’ex Unione Sovietica, per finire con Russia.

Allora si diceva che dopo Siria, che nel suo momento è stata il passo obbligato del commercio delle spezie e ora si presenta come il passo di oleodotto e gasdotto verso il Mediterraneo e l’Europa, avrebbe toccato a Venezuela, possessore delle maggiori riserve di petrolio e di gas situate dove Washington considera che esista il suo cortile posteriore.

Conservando le distanze e le differenze, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) gioca contro Venezuela il ruolo rappresentato dalla Lega Araba nel caso di Siria.

I membri di questo gruppo in un’aperta alleanza con occidente si sono messi d’accordo contro Damasco con il proposito di eliminare il blocco che rappresentano questo popolo e il suo governo per i progetti d’espansione verso le fonti di petrolio e di gas.

D’altra parte, nell’aggressione contro i popoli c’è una certa somiglianza con la pirateria e la guerra mediatica che affrontano.

Nella prima quindicina di luglio del 2012, la Rete Voltaire e altri mezzi della stampa hanno messo in allerta sul probabile inizio di una guerra mediatica contro il popolo siriano per appoggiare le azioni delle bande armate ad incoraggiare l’intervento esterno.

Nei primi mesi del 2017, le autorità venezuelane hanno denunciato le campagne della Catena televisiva CNN e di altri mezzi contro questo paese. Adesso la CNN ha assunto il ruolo di Al Jazzera e di altre catene arabe.

Nel caso siriano la denuncia ha fatto riferimento all’ampia campagna preparata da esperti in disinformazione degli Stati Uniti, Francia e Israele, tra gli altri, per creare con tecniche moderne, una situazione di guerra, i cui componenti sono stati creati nei laboratori in Qatar e nell’Arabia Saudita.

Vale ricordare che allora, Voltaire denunciava che i combattimenti in Siria tra i ribelli e il Governo, che tutto il mondo vedeva in TV, erano registrati in Qatar nella vicinanza di Doha, la sua capitale, si preparavano edifici che sembravano essere palazzi del Governo siriano per registrare falsi combattimenti.

Con anteriorità i mezzi di stampa, incluso il New York Time, avevano pubblicato le dichiarazioni di un esperto statunitense che ha fatto un percorso nella regione durante tre mesi per concretare questa preparazione, nelle quali ha rivelato l’esistenza di registrazioni di diversi centri nevralgici di Damasco e centinaia di riprese che sarebbero state truccate.

Recentemente Venezuela ha vissuto questa parte del progetto aggressivo e della guerra mediatica come strumento che cerca l’aggressione esterna promossa dall’OSA, seguendo la sceneggiatura preparata dagli Stati Uniti e che non si allontana molto da ciò che affronta Siria.

Nel paese di San Felix, nello Stato di Bolivar, secondo un video, il popolo ha salutato con fulgore il presidente Nocolas Maduro, il Capo dello Stato sale su un’autoblindato Tiuna, si mette in piedi per salutare la moltitudine e una volta che alza le braccia, centinaia di persone cominciano ad applaudire, questa è la realtà.

Tuttavia, in un altro video, quello della guerra mediatica, che dura appena 11 secondi e che è stato registrato usando  la conosciuta tecnica che mantiene un movimento confuso delle telecamere per creare la sensazione di violenza, si ascolta la persona che lo registra quando urla la parola “maledetto, maledetto”, e si osserva come delle altre lanciano dei fogli stropicciati e delle carte verso l’auto in cui c’era il Presidente della Nazione.

Secondo il giornale venezuelano Ultime Notizie: “Una volta che il pezzo è stato diffuso nelle reti sociali e tramite la messaggeria digitale, i portavoci dell’opposizione, che sono a capo del progetto per rompere l’ordine costituzionale, si sono incaricati di cominciare a renderlo virale tramite le loro reti sociali con messaggi che avevano l’intenzione di far credere che la moltitudine infervorata aveva attaccato il Capo dello Stato, cosa totalmente falsa”.

Forse ad alcuni può sembrare strano questo parallelismo tra le due nazioni tanto distanti, però la verità è che i neo-conservatori insistono in far diventare Venezuela una nuova Siria, e c’è molta similitudine nello sviluppo degli avvenimenti, anche se in queste terre dell’occidente la violenza non raggiunge quella che vive la nazione levantina.
Non è una sorpresa che alcuni presidenti di America Latina, come l’argentino Maurizio Macri in mezzo a una riunione adulterata del Forum Neoliberale di Davos per l’America Latina, celebrato nel suo paese, abbiano detto: “In Venezuela non c’è democrazia, in Venezuela si sono violati i diritti umani, ci sono politici in prigione”.

Nello stesso modo lo dicevano le monarchie arabe del Golfo contro Siria nel 2012, quando stimolavano l’aggressione diretta delle forze occidentali.

La strategia internazionale contro il governo legittimo di Maduro è molto chiara dalla destra nazionale e internazionale, come si è evidenziato nell’OSA, quando hanno tentato di applicare la Carta Democratica, recentemente, per dare continuità al copione scritto dall’attore Luis Almagro, un pezzo chiave nella trama anti-venezuelano.

Le visite di personaggi dell’opposizione a Washington dimostrano che la strategia è scaldare gli animi in qualsiasi modo per l’intervento del Comando Sud, come ha manifestato il Generale statunitense Kurt Tidd, capo di detto comando, che muove già i suoi peoni per un intervento diretto, sia dalle basi in Colombia, Argentina o da altre “occulte” nella regione.

Esistono altre “somiglianze” tra Siria e Venezuela, per esempio, i siriani sono stati accusati, senza nessuna prova, di usare armi chimiche per “reprimere il suo popolo”, e dell’altro si sono incaricati i grandi mezzi di disinformazione.

Adesso non risulta strana la promozione di questo tipo di accuse contro le autorità venezuelane. Caracas sta “cominciando ad usare armi chimiche” contro le forze dell’opposizione, ha inviato in twitter pochi giorni fa il coordinatore politico del partito della destra Volontà Popolare, David Smolansky.

Il sindaco di El Haitllo ha fatto il paragone dell’ “attacco della polizia” con il recente incidente chimico in Siria, ciò non è solo una pura coincidenza.

Bisogna pensare se questo è parte di un’invocazione ad un intervento straniero in Venezuela, perché si aggiusta al copione comune per tutti gli operatori intimamente legati al governo degli Stati Uniti.

Secondo il giornale venezuelano Ultime Notizie: “per alcuni può sembrare ridicolo, per altri qualcosa molto serio. Denunciare l’uso di gasi tossici contro un gruppo di persone non deve essere lesinato come un’azione ‘opportunista’ da parte dei politici e dei mezzi per criminalizzare un governo, ma come un appello con un proposito chiaro e definitivo”.

La verità è che adesso Venezuela è il bersaglio di questo appetito imperiale e si avviano i progetti per togliere al popolo il comando per guidare il suo destino e, addirittura, mettere in pratica molte delle cose occulte del “Progetto Colombia”, l’embrione per la regione che in una certa forma assomiglia alla creazione del “Gran Medio Oriente”.

Luis Beaton, corrispondente di Prensa Latina in Venezuela