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Estrema destra e violenza, due strade che si intrecciano in Venezuela

Con ancora più prove apportate dalle autorità venezuelane, continua a rimanere più chiaro l'origine della violenza che scuote oggi Venezuela, quando tutte le evidenze appuntano ai gruppi di estrema destra che la finanziano e la promuovono. 

 
Questo martedì, il vicepresidente esecutivo venezuelano, Tareck El Aissami, insieme al ministro di Relazioni Interne, Giustizia e Pace, Nestor Luis Reverol, diede i dettagli della cattura di una banda che operava come cellula armata responsabile delle principali azioni vandaliche successe nell'est di Caracas e nello stato Miranda. 
 
El Aissami precisò che tra i più di 15 arrestati effettuati dalle forze di sicurezza, sottolinea quello di Nixon Alfonso Leal, uno dei principali capoccia dei gruppi armati che provocarono la morte di 35 persone nell'ultimo mese -alcuni di loro militari - più di 700 feriti e miliardarie perdite economiche nel settore pubblico e privato. 
 
Il caso particolare di Nixon Leal chiama l'attenzione, per il suo vincolo diretto col partito oppositore di estrema destra Prima Giustizia, e la sua dimostrata partecipazione -secondo le autorità - nel piano La Salida, che attivò la destra nel 2014 e che lasciò un saldo di 43 persone morte. 
 
Secondo i risultati delle investigazioni, basate negli interrogatori e le confessioni di alcuni degli imputati, Nixon Leal è uno dei più vicini collaboratori del deputato Julio Borges, attuale presidente dell'Assemblea Nazionale (Parlamento) ed uno dei principali istigatori alla violenza antigovernativa in Venezuela. 
 
Il vicepresidente venezuelano spiegò che Leal strutturò l'opposizione armata che operava nelle zone della capitale di Altamira, Chacao e Bello Monte, nell'est di Caracas, e che riuscì ad articolare gruppi armati a Catia, all'ovest della capitale. 
 
Precisò che la cattura di questo individuo, altamente pericoloso, è stata un successo delle forze dell’ordine dopo la detenzione, in aprile passato, di Guido Rodriguez, responsabile delle azioni vandaliche contro la Direzione Esecutiva della Magistratura, nella zona di Chacao. 
 
Come risultato dell'Operazione Zamora, nome con cui si identifica l'azione della polizia e di sicurezza contro queste bande armate, hanno catturato sette capoccia, identificato come Josè Daniel Hernandez (alias El Amarillo), capo della cellula armata che operava nelle zone di 23 de enero, El Paraiso, El Valle e Montalban, a Caracas. 
 
Arrestarono anche Fermin Castillo (alias El Loro), militante del partito oppositore ti Vente Venezuela che dirige Maria Corina Machado, e capo della cellula stabilita in Bello Monte, all'est di Caracas, ed Oswaldo Garcia Piñero (alias El Portu) che ha partecipato in varie riunioni realizzate a Los Cortijos, a Caracas, e si incaricava di organizzare la logistica di questi gruppi criminali nell'est della capitale. 
 
Altri di quelli catturati sono stati Frances Garcia Ortega (alias Kike), fornitore di materiali per queste azioni violente; Manuel Alejandro Cotiz (alias El Cotiz), Carlos Alberto Contreras (alias Carlos49) che come Cotiz ha assistito a varie riunioni dirette da Nixon Leal; e Carmen Salazar (alias La Señora) che compiva funzioni di logistica ed appoggio con denaro e medicine per curarli se venivano feriti nell'esecuzione delle loro azioni. 
 
Le autorità governative presentarono un video, trasmesso dal canale Venezuelana di Televisione, dove possono ascoltarsi audio delle conversazioni incriminanti degli arrestati e mostra il materiale bellico sequestrato che include uniformi militari, esplosivi, armi ed approvvigionamenti. 
 
Secondo El Aissami, la banda criminale smantellata ebbe vincoli con azioni violente che si registrarono nel Distretto Capitale e nello stato Miranda, in aprile ed i primi giorni di maggio, situazione che si è ripetuta in alcuni stati come Carabobo, Aragua e Vargas. 
 
 
Miguel Fernandez Martinez, corrispondente di Prensa Latina in Venezuela