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Michel Temer: preoccupazione zero?

Il voto favorevole all'ammissione della denuncia per corruzione passiva proferito dal relatore Sergio Zveiter è caduto, sicuramente, come un secchio di acqua gelata sulle spalle del presidente Michel Temer. 

 
Considerato “un indipendente” dentro il governante Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB), al quale si affiliò l’anno scorso, Zveiter mandò ieri all'aria le allegazioni della difesa di Temer e sostenne che l'accusa non è inetta né fantasiosa, bensì al contrario, e contiene indizi sufficienti. 
 
A questo modo, il processo che potrebbe culminare con l'uscita (solo temporale, in principio) di Michel Temer dal Palazzo di Planalto non poteva avere un principio più controproducente per chi, giorni fa, ed in un affrettato viaggio alla città tedesca di Amburgo, è stato ripetitivo rispondendo a più di una domanda che aveva “preoccupazione zero”. 
 
Prima, lo fece quando ha discusso le dichiarazioni del presidente interino del Partito della Sociale Democrazia Brasiliana (PSDB), senatore Tasso Jereissati, che ha affermato che questa forza doveva abbandonare il governo, e Temer negò di sentirsi inquieto. 
 
Solo che dopo Jereissati, anche l'influente governatore dello stato di Sao Paulo, Geraldo Alckmin, ha insistito nella scomparsa del PSDB una volta promosse le riforme (lavorativa e del sistema di pensioni) che sono nel Congresso. 
 
D'altra parte, e secondo un campionamento realizzato dagli stessi operatori politici di Planalto, sei dei sette deputati “tucani” che integrano la Commissione di Costituzione e Giustizia - dove è valutata ora la denuncia - voterebbero per l'ammissione della stessa e la conseguente sentenza del governante nel Tribunale Supremo Federale (STF). 
 
Temer ha anche attribuito una qualificazione nulla ai possibili danni che potrebbe rappresentare per lui e per il suo governo una delazione di Eduardo Cunha, ex titolare della Camera bassa, il suo alleato incondizionato ed artefice del processo di impeahment contro la presidentessa costituzionale Dilma Rousseff. 
 
“Zero”, si limitò a rispondere ancora quando un'altra delle linee di investigazione aperte dalla Procura Generale della Repubblica dopo che in una conversazione registrata dell’imprenditore Joesley Batista, il proprio Temer avallasse il pagamento di bustarelle per mantenere in silenzio Cunha, si riferisce ad un probabile delitto di ostruzione della giustizia. 
 
“Io ho la speranza, la certezza quasi assoluta, che avremo successo nella Camera dei Deputati”, espresse Temer ad Amburgo ed aggregò che dopo che i legislatori abbiano conosciuto la sua difesa “la votazione necessaria per processare la denuncia (342 voti) non si effettuerà”. 
 
Per ciò Temer inoltre conta con l’appoggio del titolare della Camera, Rodrigo Maia, da chi assicura aver ricevuto solo dimostrazioni di lealtà. Tra queste, il fatto di mantenere sul suo tavolo, senza decidere ancora se le ammetterà o no, 24 richieste di impeachment contro il mandatario. 
 
Gli analisti qui, tuttavia, contemplano la possibilità che Maia risolva ampliare la sua quota di potere ed espellerlo. 
 
E per ottenerlo, conta dall'inizio del processo su un vantaggio addizionale: la sua vicinanza con Zveiter (i due hanno fatto carriera politica a Rio de Janeiro) ed è stato segretario di suo padre, Cesar Maia, nel comune carioca. 
 
Se il plenario della Camera dei Deputati autorizza il STF ad analizzare la denuncia contro Temer, lui sarà separato fino a 180 giorni e Maia assumerà il suo posto. 
 
In caso che il governante sia condannato, il suo supplente sarà chi conduce le redini del Potere Esecutivo un mese in più e potrebbe candidarsi in una possibile elezione indiretta nel Congresso per estendere il suo mandato fino al 2018.  
 
Moises Perez Mok, corrispondente di Prensa Latina in Brasile