lunedì 15 Aprile 2024
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Cuba offre al mondo la sua esperienza nella risposta alle pandemie

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Nazioni Unite, 20 set (Prensa Latina) Cuba mette a disposizione di tutti le sue capacità tecnologiche e scientifiche e le sue risorse umane per aiutare nella prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie presenti e future, ha dichiarato oggi il presidente Miguel Díaz-Canel.

Nel suo secondo intervento della giornata nel segmento ad alto livello della 78° sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, questa volta alla riunione su prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, il capo dello stato ha ricordato che la “COVID-19 ha imposto una triste ed un’amara lezione per noi, dalla quale siamo costretti ad imparare”.
L’emergenza sanitaria “ha rivelato la fragilità dei sistemi sanitari ed ha messo a nudo la crudeltà delle ingiustizie che caratterizzano il mondo”, ha affermato.
“Durante la pandemia della COVID-19, il governo degli Stati Uniti ha applicato esenzioni umanitarie temporanee ai paesi vittime delle sue misure coercitive unilaterali”, ha denunciato il presidente, che ha ricordato che i cubani sono stati “esclusi da questo aiuto umanitario temporaneo”.
Quel che è peggio, ha osservato, è che, mentre la pandemia ha causato la morte di milioni di persone nel pianeta, il bloqueo criminale contro Cuba si è intensificato a livelli senza precedenti ed ha generato difficoltà e ritardi nell’arrivo di forniture e attrezzature mediche essenziali per far fronte, in particolare, all’industrializzazione dei vaccini cubani.
L’acquisto di ossigeno medicinale in paesi terzi e la fornitura di ventilatori polmonari sono stati addirittura ostacolati, ha aggiunto.
Ha sottolineato che “malgrado le avversità, la nostra industria biofarmaceutica ed il potenziale degli scienziati cubani ci hanno permesso di creare, in tempi record, tre vaccini e due candidati vaccinali contro la COVID-19”.
Il presidente Díaz-Canel ha sottolineato che mentre nel momento peggiore della pandemia, le multinazionali e gli stati più ricchi dell’occidente monopolizzavano i mezzi necessari per combattere la malattia, Cuba ha collaborato inviando 58 brigate mediche in 42 paesi e territori, che si sono unite ai più di 28mila dei nostri professionisti sanitari che in quel momento prestavano servizi in 59 nazioni.
Per questo ha confermato che la COVID-19 “ha dimostrato che la cooperazione globale è una necessità, non una scelta”.
In questo senso, ha sottolineato che “Cuba sostiene l’adozione di un robusto strumento internazionale per la prevenzione, la risposta ed il recupero dalle pandemie, sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”.
“Chiediamo l’adozione di politiche universali, redistributive e di solidarietà, con l’impegno di non lasciare indietro nessuno”, ha concluso il presidente.

Ig/dfm

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