In una conferenza stampa presso la sede del Pubblico Ministero a Caracas, accompagnato da numerosi parenti, madri, nonne, mogli e fratelli di coloro che sono stati deportati dagli Stati Uniti, l’alto funzionario ha dichiarato che sono stati precedentemente criminalizzati e stigmatizzati senza alcuna base processuale.
Inoltre, ha aggiunto, “senza un previo diritto alla difesa o al giusto processo” negli Usa.
Ha affermato che se così fosse, dopo un processo giudiziario, che dovrebbe essere affrontato in base al diritto internazionale pubblico, in base ai diritti umani ed in base alla legge ed in base alla Costituzione degli Stati Uniti, “avrebbero dovuto essere dichiarati colpevoli di almeno un reato punibile e perseguiti”.
Se non hanno commesso nessun reato e l’espulsione è appropriata, esiste anche una norma delle Nazioni Unite, che “stabilisce la dipendenza da questo organismo affinché possano essere deportati in Venezuela”, ha spiegato.
Ha affermato che sono stati discriminati a causa della “loro nazionalità venezuelana”, il che, a suo avviso, costituisce una totale violazione di tale meccanismo e del Patto Internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici.
Salvador ha firmato lo Statuto di Roma e lo sta violando perché “questi cittadini sono stati arrestati e deportati perché venezuelani”, ha insistito.
Ha inoltre affermato che hanno subito trattamenti crudeli, inumani e degradanti, oltre ad essere stati illegalmente privati della loro libertà e ad aver subito violazioni della loro integrità fisica.
Saab ha fatto riferimento a un rapporto trapelato dal New York Times, che ha rivelato un documento della CIA, il quale ha concluso che “la banda Tren de Aragua non è diretta dal governo venezuelano né commette crimini negli Stati Uniti sotto i suoi ordini”.
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