venerdì 16 Gennaio 2026
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Lázaro Alberto Álvarez Casas: “i 32 combattenti cubani uccisi in Venezuela sono caduti lontano da casa, ma non dal loro dovere”

All'alba di questo giovedì è arrivato l'aereo che trasportava i resti dei 32 cubani uccisi in Venezuela il 3 gennaio, in servizio.

Sulla pista dell’aeroporto internazionale José Martí, il silenzio ha segnato il primo omaggio postumo ai 32 cubani uccisi durante l’attacco perpetrato dagli Stati Uniti contro Venezuela.
Guidata dal generale dell’esercito Raúl Castro Ruz, leader della Rivoluzione cubana, e dal primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, si è tenuta all’aeroporto José Martí la Prima Cerimonia di Omaggio agli Eroi Caduti.
La cerimonia militare è stata breve e solenne. La formazione, i volti composti e questo momento in cui il paese riconosce coloro che tornano per sempre, avvolti nella loro bandiera, sono tutto ciò che serve.
Le parole della cerimonia sono state pronunciate dal Ministro degli Interni, Lázaro Alberto Álvarez Casas, che ha affermato che i combattenti “sono caduti lontano da casa, ma non dal loro dovere”, e ha sottolineato che, accogliendo le loro spoglie mortali, Cuba rinnova la sua lealtà alla Patria ed all’unità dell’America Latina.
“Li riceviamo con profondo orgoglio ed eterno impegno, perché sappiamo che la morte non sconfigge chi cade con il fucile in mano difendendo una causa giusta “, ha affermato.
Álvarez Casas ha osservato che i caduti “sono una nuova luce che ci rafforza, ci esalta e ci impegna”, ed ha chiarito che la bandiera che li copre non rappresenta un’assenza. “Portano con sé l’esempio di dedizione, coraggio e lealtà”, ha detto, ricordando le difficili prime ore del mattino del 3 gennaio, quando i combattenti cubani erano lì, fedeli all’eredità di internazionalismo che ha segnato ogni tappa della Rivoluzione.
Álvarez Casas ha affermato che Venezuela non è per loro una patria lontana, ma un luogo in cui Martí e Bolívar, Chávez e Fidel si intrecciano. “Sono caduti combattendo e sono ascesi per sempre alla storia”, ha sostenuto, ribadendo che Cuba non si arrende, nemmeno quando difendere la dignità significa pagare il prezzo più alto.
“I nostri combattenti hanno lottato con lo stesso fervore dei mambises e dei ribelli”, ha aggiunto.
Il ministro ha sottolineato che i compagni sono stati accolti “con l’orgoglio di sapere di aver combattuto fino all’ultimo proiettile e di aver offerto la vita per compiere la missione loro affidata”.
Álvarez Casas ha ricordato che dietro ogni nome ci sono volti e famiglie – genitori, figli, coniugi e fratelli – che oggi soffrono una perdita irreparabile. In questo contesto, ha fatto eco alle parole di Fidel Castro: “Non possiamo dire che il dolore sia condiviso, il dolore è moltiplicato”.
Infine, ha espresso che la nazione è al loro fianco con rispetto e gratitudine. “I vostri morti sono i nostri morti”, ha affermato, ed ha sostenuto che se questo doloroso capitolo della storia ha dimostrato qualcosa, è che l’imperialismo può possedere armi più sofisticate, “ma c’è qualcosa che non potrà mai comprare: la dignità del popolo cubano”.
Con le prime luci dell’alba, anche il popolo li attende. Centinaia di cubani si sono radunati su entrambi i lati di Avenida Rancho Boyeros per rendere omaggio ai loro compatrioti mentre le bare si dirigono verso il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie.

Yilena Héctor Rodríguez, Cubadebate, traduzione di Ida Garberi

 

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