Secondo i dati delle autorità palestinesi, oltre 74.000 persone sono morte e centinaia di migliaia sono rimaste ferite dall’inizio delle ostilità, mentre vaste aree dell’enclave hanno subito danni a case, centri sanitari, scuole, reti idriche e strutture economiche.
L’entità della distruzione ha inoltre limitato la capacità della popolazione di ripristinare le proprie condizioni di vita, in un contesto caratterizzato da continui spostamenti e restrizioni all’ingresso di materiali e attrezzature necessari per la ricostruzione.
L’Ufficio Centrale di Statistica Palestinese, citando l’ultima valutazione del Centro Satellitare delle Nazioni Unite, ha riferito il 5 ottobre che, al 16 giugno, circa l’82% degli edifici a Gaza risultava danneggiato.
Secondo il Ministero della Salute di Gaza, al 5 ottobre 2026, 74.243 palestinesi erano stati uccisi e 175.232 feriti. Il bilancio continua a variare a causa dell’identificazione delle vittime e dell’aggiornamento dei registri.
Il 3 ottobre, il Ministero ha segnalato l’aggiunta di 181 decessi al totale cumulativo, dopo aver completato la verifica dei dati.
Nonostante l’accordo di cessate il fuoco, le autorità sanitarie palestinesi continuano a segnalare vittime. Tra l’entrata in vigore dell’accordo ed il 5 ottobre, sono stati registrati 1.460 decessi e 5.116 feriti, oltre al recupero di 836 corpi.
I bambini sono tra i gruppi più colpiti. L’ufficio stampa di Gaza ha indicato che circa 21.500 bambini sono morti dall’inizio dell’offensiva fino a luglio del 2026.
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