martedì 23 Aprile 2024
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Esther Bejerano: una nonna tedesca che canta rap

La tedesca Esther Bejarano ha 92 anni, cammina lentamente ed ha uno sguardo dolce da nonna, le piace la musica classica ma voleva comunicarsi coi giovani e decise di esplorare nuovi terreni insieme al gruppo di rap Microphone Mafia. 

 
Pochi giorni fa arrivò a Cuba col suo messaggio antifascista e di pace per presentarsi in vari scenari de L’Avana e delle province centrali di Camagüey e Villa Clara: ora è piena di entusiasmo con la sua prima visita. 
 
Questo venerdì concluderà il periplo dopo percorrere la parte più antica della città, insieme allo storiografo Eusebio Leal, ed una volta conclusa la sua attuazione nei Giardini dell’Istituto Cubano della Musica. 
 
“Otto anni fa cominciai a lavorare con Microphone Mafia e siamo già una famiglia, li ho trasformati tutti nei miei nipoti”, disse la veterana artista. 
 
Lei ama definirsi come una cantante che vocalizza in un gruppo di rap e non come una rapper, benché gli piaccia molto il genere. 
 
“Ora sono molto contenta di potere farlo qui a Cuba e finalmente visitare questa nazione, conoscerla e convincermi che esiste ancora un vero socialismo nel mondo”, ha dichiarato. 
 
Durante gran parte della sua vita, coltivò il canto lirico e la musica classica, ma per comunicarsi meglio coi giovani, per trasmettere il suo messaggio di pace e contro il fascismo, cominciò a collaborare con Microphone Mafia. 
 
Questa musica è molto di moda tra i giovani e volevo lottare insieme ai rapper, ha insistito, ed anche perché il progetto mi piacque e mi ha dato nuove energie. 
 
UNA RAPPER DI 92 ANNI 
 
La nonagenaria artista nacque in Francia nel 1924, i suoi genitori furono assassinati dai nazisti nel 1941 ed è stata trasportata ad Auschwintz nel 1943, ma sopravvisse agli orrori di questo campo di concentramento e riuscì a scappare. 
 
Sono stata prigioniera in due campi di concentramento e questo mi cambiò tutto: dal momento che sono sopravvissuta, decisi che mi sarei dedicata completamente a denunciare in tutti i modi il fascismo, ha raccontato. 
 
Durante la mia infanzia ebbi una vita musicale molto intensa e poco tempo dopo che arrivai a Auschwintz, crearono un’orchestra e mi offrii perché sapevo suonare il piano, raccontò. 
 
Ma non c’era quello strumento, solo una fisarmonica ed io dissi loro che la conoscevo, anche se la verità era che non l’avevo mai avuta nelle mie mani, ma cominciai a provare la tastiera ed i bottoni e finalmente mi accettarono, ricordò. 
 
“Questo mi salvò, smisi di fare i lavori pesanti ai quali mi avevano sottomessa e potei sopravvivere”. Dopo visse durante più di 10 anni in Israele, ma né lei né suo marito poterono sopportare l’attacco al popolo Palestinese ed abbandonarono il paese, un’altra volta di ritorno in Germania. 
 
Ora tratta di far conoscere a tutti, specialmente nei giovani, quello che è accaduto durante in questa tappa, col fine di non ripetere gli stessi errori, segnalò. 
 
Critica anche l’attuale politica contro gli emigranti in Europa, perchè “stanno chiudendo le frontiere di tutto il mondo a persone che vanno via dalle loro nazioni di origine perché sono minacciati dalle guerre e dalla fame”. 
 
Allo stesso modo, considera inammissibile la condotta del Governo di Israele contro Palestina perché non può resistere la discriminazione di un popolo, qualunque sia. 
 
Per ciò unii la mia voce al gruppo Microphone Mafia, siamo artisti di tre generazioni differenti e di tre credi religiosi diversi, e nonostante le differenze possiamo collaborare e fare un buon lavoro, ha sentenziato. 
 
Benché confessasse che non aveva avuto mai contatto con musicisti cubani, ascoltò sempre ed ammirò la musica di questo paese, e nell’attuale viaggio ha potuto condividere gli scenari con vari gruppi locali di rap come Primera Base, Charly Mucha Rima e El Adversario, tra gli altri. 
 
“Volevo portare un messaggio antifascista ai giovani di Cuba ed inoltre, conoscere da vicino le persone ed il progetto socialista di questo paese”. 
 
La nonagenaria cantante visitò numerosi luoghi, il Palazzo della Rumba, il Museo dell’Alfabetizzazione, il progetto culturale dell’artista Kcho, si riunì con la comunità ebraica de L’Avana e si interessò sulla carriera dei rapper cubani. 
 
 
 
Ibis Frade, giornalista della Redazione di Cultura di Prensa Latina 

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