domenica 14 Aprile 2024
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Lavoratori argentini appartenenti al gruppo Clarin sono in sciopero

Buenos Aires, 18 gen (Prensa Latina) I lavoratori argentini in protesta nell’impianto stampa di Arti Grafiche di Rio de la Plata (AGR), appartenente al Gruppo Clarin, hanno convocato domani ad un gran sciopero. 

 
Gli impiegati sono da quattro giorni in occupazione del locale dopo essere stati licenziati, e lo sciopero è stato duramente soffocato dalla forza pubblica che ieri scagliò contro i manifestanti cannonate d’acqua, pallottole di gomme e gas lacrimogeni. 
 
In una conferenza stampa dall’entrata dell’impianto, nel quartiere Pompeya di Buenos Aires, i rappresentanti di 400 operai di AGR Clarin denunciarono la brutale repressione di ieri, mentre i delegati ed una comitiva si trovavano nel Ministero del Lavoro. 
 
“Abbiamo subito un’imboscata da parte del Ministero del Lavoro. Mentre si sviluppava l’udienza ci hanno colpito brutalmente”, affermarono dopo risaltare che nell’area c’erano bambini e donne che risultarono feriti. 
 
Durante l’incontro con i giornalisti sottolinearono che decisero di realizzare domani un gran sciopero e chiesero a tutti i lavoratori grafici del paese di non fare nessun lavoro di AGR-Clarin. 
 
La mobilitazione partirà dall’emblematico Obelisco fino al Ministero del Lavoro, dove chiederanno di essere ricevuti dal titolare del portafoglio, Jorge Triaca. 
 
Inoltre, in appoggio a questa causa, annunciarono che venerdì si realizzerà un festival di fronte alle porte dell’azienda, dove stanno convocando artisti che vogliano presentarsi. 
 
Immagini diffuse dalle reti sociali dimostrano che vari dei lavoratori sono stati feriti dall’impatto delle pallottole di gomme. 
 
“Dobbiamo venire tutti qua, compagni”, sottolineò la presidentessa delle Madri di Piazza di Maggio, Hebe de Bonafini che è stata una di quelle arrivò dove si trovano i manifestanti per offrirgli la sua solidarietà. “Se non veniamo tutti qua, i lavoratori perderanno, sono circondati. Tutti quelli che hanno un lavoro devono appoggiare, perché domani potrebbero essere loro ad essere licenziati”, sottolineò l’attivista e patrocinatrice dei diritti umani. 
 
Ig/may 

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