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Dati ufficiali minimizzano il numero di femminicidio in Turchia

Ankara, 15 mar (Prensa Latina) Un totale di 20 donne persero la vita in Turchia, tra il 2015 ed il 2017, per l'intervento dei suoi mariti o ex coniugi, nonostante si trovassero sotto protezione, come ammise oggi il Ministero dell'Interno. 

 
La cifra contrasta fortemente con le relazioni di organizzazioni che lottano contro i femminicidi, come la piattaforma “Fermiamo gli Assassini delle Donne” (KCDP) che documentò 328 morti durante il 2016 e 67 nei due primi mesi del presente anno; e la Fondazione Umut che elevò il numero fino a 397, solo nel 2016, nel documento che presentò nel Giorno Internazionale della Donna. 
 
E’ anche sorprendente il paragone tra un numero tanto basso di morti e le 358 denunce giornaliere presentate per minacce o aggressioni, a partire dai dati ufficiali riuniti durante l’ultimo anno. 
 
Secondo il ministero, dopo l’investigazione di queste denunce si è decisa l’applicazione di misure di protezione per 41955 donne, quasi 115 al giorno, davanti al grave rischio di assassinio da parte dei denunciati. 
 
Nei 20 casi in cui le minacce terminarono con vittime mortali, secondo la stessa fonte, è successo perché queste donne non poterono allertare la polizia per ricevere aiuto. 
 
Inoltre, gli aiuti finanziari o materiali per le vittime della violenza maschilista furono poco più che simbolici, perché in cinque anni si è concesso un sussidio temporaneo a 795 donne, ognuna delle quali ha ricevuto 637 lire, l’equivalente ad un terzo del salario minimo in Turchia. 
 
Ig/acm

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