Dalla provincia vicina di Idleb, bastione degli estremisti nella regione, attorniati in una chiamata Unione per la Liberazione del Levante diretta dall’ex Fronte al Nusra, i terroristi avevano aperto una linea di 35 chilometri di larghezza, con significativi avanzamenti.
Analisti militari segnalarono che nei primi giorni riuscirono ad occupare strategiche posizioni come le città di Souran e Halfaya, protette da unità irregolari di milizie locali.
La meta era occupare la capitale provinciale e lo strategico aeroporto della regione, ma li mancò spinta e precisione davanti al rafforzamento delle unità dell’Esercito siriano, milizie alleate e l’appoggio dell’aviazione nazionale e della Russia.
Nella valutazione degli avvenimenti, le fonti indicarono che in effettiva combinazione con l’appoggio aereo, circa 10 mila soldati e miliziani al comando del generale Suheil Al Hassan, soprannominato El Tigre, fermarono gli attacchi terroristi e cominciarono un’ampia controffensiva in tutto il fronte di combattimento.
Durante gli infiammati combattimenti durati più di 30 giorni furono annichiliti più di 2000 estremisti, compresi mercenari provenienti dall’Arabia Saudita, Tunisi, Giordania e perfino dall’Indonesia e dalle Isole Maldive, oltre a centinaia di veicoli blidati e decine di punti di immagazzinamento di approvvigionamenti e rifugi.
Le fonti assicurarono che nei forti combattimenti morirono o furono feriti più di 250 militari siriani e delle milizie alleate ed un ufficiale russo, quest’ultimo vittima di attacchi con mortai contro la posizione da dove orientava operazioni.
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