martedì 16 Aprile 2024
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I risultati della fermezza e della tenacia di Siria

La fermezza e la tenacia di Siria dopo più di cinque anni di guerra imposta, danno oggi risultati incoraggianti in mezzo ad un lungo e complesso cammino verso la pace, ancora piagato di pericoli e della terribile sequela di più di mezzo milione di morti e di feriti.  

 
Con perdite stimate in più di 200 mila milioni di dollari ed un’infrastruttura rasa al suolo, la posizione dei principi sovrani di questa nazione del Levante permette ora la sensata applicazione di misure che eliminino gli ostacoli nelle continue negoziazioni. 
 
A questo si unisce l’appoggio pratico e reale, soprattutto della Russia, il cui doppio appoggio a Damasco negli aspetti militari e negoziatori, facilitò le forze armate siriane e le milizie alleate a riprendere più del 50% del territorio nazionale piagato dai terroristi. 
 
Non senza sforzo ed anche con un effettivo appoggio dell’Iran e del movimento di resistenza libanese Hezbolà, tra gli altri, ed in approssimativamente tre anni, le mappe interattive dimostrano quanto si è ottenuto sul terreno di combattimento. 
 
Più di due mila località accolte nella sospensione di ostilità, insieme ad una sempre di più attiva politica di riconciliazione, dimostrano attualmente estese e strategiche regioni delle province di Damasco, Homs, Latakia, Aleppo e Hama in mani di quelli che difendono la sovranità e l’indipendenza del paese. 
 
Allo stesso modo, l’esercito siriano ed i suoi alleati combattono con maggiore effettività e dimostrano nella pratica che possono compensare il prezioso apporto dell’aviazione della Russia, in corrispondenza col sollecito siriano, da settembre del 2015. 
 
Dopo complesse e multiple negoziazioni ad Astanà, in Kazajastan, ed a Ginevra, in Svizzera, le tregue raggiunte da maggio del 2017, con la creazione di quattro zone di distensione, hanno ottenuto risultati positivi. 
 
Per la prima volta e nonostante la costante ed eterea posizione della doppia morale degli Stati Uniti, si stabilirono punti di controllo e centri di monitoraggio nella regione di Guta Orientale, l’ultimo “bastione” dei gruppi estremisti nelle vicinanze di Damasco, dal 22 luglio scorso. A partire dalla gestione del centro di coordinazione per la sospensione del fuoco, nella base russa di Hemymin, nella provincia di Latakia, ed insieme con Siria, la Polizia Militare di questa nazione ha assunto in maniera diretta, il monitoraggio delle tregue, che permettano il ritorno degli sfollati e la consegna di aiuti umanitari, tra le altre questioni di base. 
 
Nel resto delle zone proposte, insieme alla regione menzionata, ed in aree di Hama, Daraà, Quneitra, Latakia, Aleppo, Hama ed Idleb, ci sono ancora aspetti da delucidare sul terreno ma costituiscono, senza dubbio, un avanzamento nello scabroso cammino verso la pace. 
 
Tra il 2014 ed il 2017, le organizzazioni terroristiche come l’Isis ed il Fronte per la Liberazione del Levante, ex Fronte Al Nusra, sono state sconfitte e sono assediate in importanti zone di giacimenti di petrolio e di gas. 
 
Da un altro lato, le divergenze tra questi ed altri gruppuscoli affiliati,  aumentano soprattutto ad Idleb ed in regioni del nord e del sud del paese, riflesso chiaro che l’appoggio dall’estero è attualmente disperso, in mezzo alla crisi tra Qatar ed Arabia Saudita ed alle rare posizioni della Turchia. 
 
Il buonsenso sembra imporsi, in maniera chiara e precisa per la fermezza e la tenacia di Siria e di quegli stati che con rispetto, sono i veri alleati del popolo siriano e combattono per la pace. 
 
Pedro Garcia Hernandez, corrispondente di Prensa Latina in Siria 

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