martedì 16 Aprile 2024
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Lula e la Carovana della Speranza: un nuovo problema per il golpe

Ancora senza aver terminato il percorso attraverso nove Stati del Nordest, la Carovana della Speranza che conduce l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva si trasformò in un nuovo problema per il golpe in Brasile. 

 
Dopo questa ed altre iniziative simili che si svolgeranno in altre regioni del paese il “Lullismo” sarà immensamente forte, preparato per la disputa del 2018 alle urne, e se Lula non fosse candidato per ostruzione dei golpisti avrebbe ancora la possibilità di scegliere qualcuno a cui appoggiare, ha affermato il direttore della rivista Forum, Renato Rovai. 
 
Per Rovai, la Carovana costituisce il maggior successo politico dell’ex dignitario e del Partito dei Lavoratori (PT) negli ultimi tempi.

La dimostrazione del successo -assicura – è il silenzio assordante dei grandi mezzi che si rifiutano a pubblicare su un Lula grande come Brasile, che viene riscattando la speranza che la situazione può ritornare ad essere come durante i suoi due periodi di governo. 
 
Brasile non ha nessuno con condizioni obiettive per poter portare questo stesso messaggio al popolo. E per questo, se fosse candidato sarebbe imbattibile, pronosticò. 
 
La Carovana della Speranza è incominciata il 17 agosto in Salvador de Bahia, con una visita alla terminal del Metro Pituacu, che si è incominciato a costruire durante il suo governo, e terminerà il 5 settembre a San Luis, in Maranhao, dopo aver transitato per Bahia, Sergipe, Alagoas, Pernambuco, Paraiba, Rio Grande del Nord, Cearà e Piauì. 
 
“Sto iniziando un gran viaggio per ascoltare le persone e confermarle che il PT starà sempre vicino al popolo”, disse l’ex dignitario che incominciava un progetto che le ha dato l’opportunità di vivere tre settimane di intenso, franco ed aperto dialogo col popolo di questa regione, e carico anche di emozioni e simbolismo fin dall’inizio. 
 
Nel suo primo incontro ha ricevuto l’abbraccio del giovane Everton Conceicao Santos, che nel 2006 si trasformò nel simbolo della campagna per la rielezione di Lula. 
 
Everton aveva allora sette anni e scappò da una finestra per potere vedere l’allora Presidente inaugurare un programma di case popolari a Lauro di Freitas, nella regione metropolitana di Salvador. 
 
Una volta arrivato sul luogo, vinse tutti gli ostacoli che si interponevano e riuscì a convincere un partecipante che lo sollevasse e l’avvicinasse a Lula per accarezzargli la barba. L’immagine registrata dal fotografo ufficiale della presidenza divenne un gran simbolo nella contesa per la rielezione del 2006 ed Everton passò ad essere conosciuto come “Lulinha”. 
 
D’accordo col programma della Carovana, durante il percorso della stessa, l’ex mandatario avrebbe ricevuto quattro titoli di Dottore Honoris Causa dell’Università Federale del Reconcavo Bahiano, l’Università Federale di Sergipe, l’Università Statale di Alagoas (Uneal) e l’Università Federale di Paraiba. 
 
Tuttavia, una decisione giudiziaria ostacolò che il primo di questi gli fosse concesso. L’impedimento è stato approvato dal giudice Evandro Reimao dos Reis, della Decima Sala Federale in Salvador, che rispettò una denuncia presentata dal leader dei democratici (DEM) nella Camera Municipale di quell’urbe, Alexandre Aleluia. 
 
Un atteggiamento, quello del legislatore municipale, che in uno dei suoi discorsi posteriori Lula ha tacciato di meschino ed inutile, perchè “il mio vero titolo è il diploma di una giovane nera ‘quilombola’ che conobbi ed è stata la prima di molte generazioni della sua famiglia a laurearsi ed ottenere il suo dottorato”, rimarcò. 
 
Salutando il popolo di Sergipe, Lula manifestò il suo desiderio di convertirsi (ed in realtà la Carovana dimostra che lo è) in un venditore di sogni e speranze. 
 
“Senza speranza la gente non va da nessuna parte”, affermò Lula, che disse avere imparato da sua madre a non lamentarsi davanti alle difficoltà ed a pensare che il giorno di domani sarebbe stato migliore. “Perché tutto il mondo”, rimarcò, “ha negli occhi una luce di speranza”. 
 
Il dialogo con la cittadinanza permise inoltre al fondatore del PT di denunciare che Brasile “affondò e vaga senza una direzione” come conseguenza del golpe contro la presidentessa costituzionale Dilma Rousseff e la sua sostituzione con Michel Temer al fronte del governo, con la promessa di salvare il paese. 
 
Al contrario, assicurò, Brasile oggi non ha più una credibilità economica, né politica, perché il governo golpista di Temer, ben lontano dal governare, “sta mercanteggiando e vendendo il paese”, come se fosse un agente immobiliare. 
 
 
 
Moises Perez Mok, corrispondente di Prensa Latina in Brasile 

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