domenica 14 Aprile 2024
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Peruviani condannano arresto di ambasciatrice saharawi in Perù

L'analista Manuel Ruiz Huidobro ha chiesto al governo peruviano che metta fine all'abuso contro l'ambasciatrice saharawi in missione, Jadiyetu El Mohtar che ha già compiuto 13 giorni arrestata in un ufficio migratorio dell'aeroporto locale. 

 
Il conosciuto giornalista segnalò in un’analisi del caso che la ritenzione si deve a che la Sovrintendenza Nazionale di Migrazione del Perù ha accettato una richiesta di due congressisti conservatori ed usò un accusa scaduta su una precedente entrata al paese della rappresentante diplomatica della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). 
 
I congressisti allegavano che El Mohtar aveva violato le norme migratorie in una visita anteriore, realizzando attività politiche a dispetto di essere entrata come turista. 
 
Per ciò, l’accusarono di avere violato la sicurezza nazionale e l’ordine interno, quello che Ruiz Huidobro considera ridicolo perché tali atti furono in realtà porre fiori ad un monumento agli eroi dell’indipendenza peruviana, riunirsi con comunità indigene e firmare un accordo ecologico con un’università. 
 
Sottolinea che, oltre a mettere in ridicolo lo stato peruviano, l’atto ostile contro la diplomatica ha generato un movimento internazionale di solidarietà in suo appoggio come rappresentante di un popolo che vive da più di 40 anni in accampamenti di rifugiati e lottando per la sua indipendenza. 
 
Secondo il giornalista, El Mohtar arrivò a Lima per un’udienza col presidente Pedro Pablo Kuczynski, accordata da lui e dal suo collega della RASD, Brahim Gali, quando coincisero a Quito nella presa di possesso del mandatario Lenin Moreno. 
 
Segnala che i funzionari migratori cercarono di obbligare El Mohtar ad abbordare un aeroplano per lasciare il paese, ma lei ha rifiutato, essendo falso che, come affermano quelle autorità, rimane nei loro uffici di sua volontà. 
 
L’analista afferma che i funzionari pretesero, senza ottenerlo, darle permesso di entrata per sette giorni se si impegnava a non fare dichiarazioni politiche né parlare del Marocco e ritirava un habeas corpus presentato dal suo avvocato contro la ritenzione. 
 
Oggi congressisti ed attivisti solidali parteciparono ad un sit-in davanti alla Sovrintendenza di Migrazioni del Perù, contro la ritenzione della diplomatica saharawi nell’aeroporto della capitale peruviana. 
 
I manifestanti trasportavano cartelli nei quali si leggeva “Vergogna mondiale”, “Tutti siamo Jadiyetu” ed altri slogan contro l’arresto e solidali con la diplomatica della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). 
 
Tra i presenti emersero le parlamentari del progressista Movimento Nuovo Perù Marisa Glave ed Indira Huilca, e l’ex legislatore e famoso analista internazionale Alberto Adrianzen. 
 
Glave ha detto che la manifestazione chiede la sospensione del maltrattamento di El Mohtar, ambasciatrice in missione della RASD, mantenuta nella terminal aerea dalle autorità migratorie, sotto la pressione dell’ambasciata del Marocco, monarchia che occupa il territorio saharawi. 
 
Inoltre, i manifestanti esigono al Potere Giudiziale affinché inoltri il ricorso di habeas corpus presentato da El Mohtar per entrare liberamente in Perù. 
 
Glave discusse il fatto che un paese democratico come Perù ostacoli l’entrata ad una rappresentante della RASD che non ha commesso nessun delitto né ha offeso il popolo ed è venuta con fini di scambi culturali e per cercare di normalizzare le relazioni col Perù. 
 
Secondo Glave, il problema è un compito della Cancelleria, tenendo in conto che Perù sarà dal 2018 membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, che deve trattare del referendum dell’indipendenza saharawi, un tema di lotta che è anche dei peruviani. 
 
Aggiunse che uno degli obiettivi della visita è fare alcune gestioni per riprendere le relazioni col Perù, stabilite nel 1984 e sospese nel 1996 dal governo di Alberto Fujimori, ispiratore del partito Forza Popolare. 
 
La misura fu il prodotto dell’influenza del poderoso assessore presidenziale Vladimiro Montesinos, eventualmente mediante un accordo corrotto segreto, secondo il Consiglio Peruviano di Solidarietà col Popolo Saharawi. 
 
 
Manuel Robles Sosa, corrispondente di Prensa Latina in Perù

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