venerdì 19 Aprile 2024
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La MUD persa nelle esplorazioni per il dialogo in Venezuela

La chiamata Mensa dell'Unità Democratica (MUD) in Venezuela è persa in un labirinto che loro chiamano “esplorazioni” e che sempre di più si allontana dai sentieri del dialogo in Venezuela.  

 
La coalizione oppositrice ratificò il suo rifiuto a proseguire gli incontri per avanzare verso il dialogo politico col governo, ripreso in forma pubblica lo scorso 14 settembre in Repubblica Dominicana. 
 
Non ci sono condizioni per iniziare questo processo in Repubblica Dominicana che, in ogni caso, sarebbe la continuazione del processo esplorativo del dialogo, informò il militante di Volontà Popolare (VP) Luis Fiorido questa settimana, rivelando il suo rifiuto alle conversazioni. 
 
Un comunicato divulgato questo giovedì dagli oppositori indica che continueranno con la “fase esplorativa” del processo, ma condiziona la loro presenza in Dominicana al compimento di esigenze poco chiare. 
 
“Ratifichiamo che continueremo con la fase esplorativa, che aspiriamo conduca ad una negoziazione ed ad un accordo internazionale in Repubblica Dominicana appena siano rimossi gli ostacoli che il governo ha collocato e che motivarono la nostra decisione unanime di non accorrere alla riunione del 27”, espone il documento in questione. 
 
Chiama l’attenzione che a dispetto dell’esistenza di un accordo per una riunione ieri, un consenso della MUD con la delegazione del governo nazionale e gli accompagnatori internazionali, sorse alla vigilia un nuovo rifiuto comunicato solo un giorno prima. 
 
Ora la MUD parla di “rimozione di ostacoli”, dopo le minacce del presidente statunitense Donald Trump contro Venezuela e le nuove sanzioni, ed a questo si unì la nascita di focolai di violenza in aree del paese nelle mani dell’opposizione. 
 
Nel comunicato emesso si parla di barriere ma non chiariscono le loro condizioni per il dialogo. 
 
Il testo che pubblica il quotidiano Ultimas Noticias, espone una lotta per  “raggiungere i livelli di qualità di vita, prosperità e libertà che godono i paesi democratici” benché non precisi a che paesi si riferisce, o forse saranno le “democrazie” che appoggiano l’aggressione. 
 
Inoltre, ratifica che “continueremo con la fase esplorativa che aspiriamo conduca ad una negoziazione ed ad un accordo internazionale in Dominicana appena siano rimossi gli ostacoli che il governo ha collocato e che motivarono la nostra decisione unanime di non accorrere alla riunione del 27, come fu informato opportunamente al governo della Repubblica Dominicana ed all’ex presidente spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero”. 
 
“Nella pratica molti si domandano che cosa cerca la MUD, guadagnare tempo?, o è che nonostante sperano ancora che si produca un’aggressione esterna contro il paese di Bolivar”, si domandano i critici di queste posizioni politiche. 
 
È evidente che insistono nella loro agenda politica fallita chiedendo “elezioni democratiche”, (sembra che quelle del prossimo 15 ottobre non lo siano), tuttavia esigono la liberazione dei “prigionieri politici”, qualcosa che in altre parole sarebbe mettere in libertà i promotori della violenza e dell’incendio delle persone. 
 
L’apertura di un supposto canale umanitario, che per nessuno è un segreto, sarebbe la via che giustifica un intervento esterno, come denunciano il governo e gli analisti internazionali. 
 
Inoltre, la MUD vuole la restituzione delle funzioni dell’Assemblea Nazionale, un organo di potere che si trova in oltraggio alle leggi del paese. 
 
La coalizione esige molte condizioni, mentre si perde in “esplorazioni” che ogni giorno la screditano ancora di più presso i suoi accoliti .  

Luis Beaton, corrispondente di Prensa Latina in Venezuela 

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