giovedì 18 Aprile 2024
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Misure degli USA, nuovo golpe alle relazioni con Cuba

Le misure adottate dagli Stati Uniti come risposta agli incidenti riportati dai suoi diplomatici a Cuba causano allerta oggi tra quelli che considerano sbagliate le azioni di Washington o fanno notare il loro impatto nella normalizzazione delle relazioni. 

 
Il Dipartimento di Stato ha dato l’ordine di espulsione a 15 funzionari cubani dell’ambasciata dell’isola in questa capitale, solo quattro giorni dopo avere annunciato la ritirata di più della metà del personale dalla sua sede diplomatica a Cuba. 
 
Tali azioni rispondono al fatto che membri del servizio diplomatico nordamericano abbiano riportato problemi di salute a L’Avana, cosa che Washington qualificò come attacchi, nonostante ignori che cosa o come furono causati questi sintomi, mentre le investigazioni al riguardo continuano. 
 
Il senatore democratico Ben Cardin (Maryland) espresse in un comunicato la sua preoccupazione davanti alla possibilità che questo tema possa acutizzare le tensioni diplomatiche e complicare la capacità per portare a termine un’investigazione esaustiva di tali fatti. 
 
Per il legislatore, gli Stati Uniti non dovrebbero prendere misure che potrebbero colpire duramente le relazioni bilaterali con Cuba e le politiche statunitensi avviate a promuovere interessi strategici nazionali nell’emisfero. 
 
In questo senso, ha fatto un appello all’amministrazione ed al Dipartimento di Stato affinché consulti col Congresso prima di prendere nuove misure, ed affermò che una riunione informativa nel Comitato di Relazioni Estere del Senato potrebbe proporzionare ai membri una chiara comprensione del tema. 
 
A sua volta, il senatore democratico Patrick Leahy (Vermont) manifestò che la sua nazione ha il diritto ed il dovere di proteggere i diplomatici statunitensi che lavorano all’estero. 
 
Tuttavia, sostenne che prima di fare delle rappresaglie contro un altro paese espellendo i suoi diplomatici, “dovremmo avere delle prove che loro, e non un terzo paese, danneggiarono i nostri cittadini”. 
 
“Non sappiamo chi è che sta facendo questo o perché, ma stiamo punendo i cubani per non ostacolarlo. Questo non aiuterà a risolvere il mistero di questa offesa seria, e non otterrà che i nostri diplomatici siano più sicuri”, considerò il legislatore. 
 
Leahy ricordò che i vincoli tra entrambe le nazioni sono “nelle prime tappe” nella maggioranza dei temi, e riconobbe che “il governo cubano ha dimostrato una volontà di discutere le preoccupazioni che non si erano abbordate prima”. 
 
Per la congressista del partito azzurro Barbara Lee (California), il governo di Donald Trump utilizza il tema dei diplomatici per avanzare nel suo obiettivo di distruggere il progresso storico delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba. 
 
Buttare fuori i funzionari cubani non garantirà la sicurezza degli statunitensi, solamente ci porterà indietro di qualche anno e metterà in pericolo la restaurazione dei lacci tra i nostri due paesi, stimò la rappresentante. 
 
D’accordo con Lee, anche se l’amministrazione aderisce alle tattiche del passato, i membri del Congresso continueranno a lavorare per perseguire la diplomazia, espandere il commercio e fortificare i lacci tra i due paesi. 
 
Venerdì scorso, dopo essere nota la decisione sull’ambasciata a L’Avana, la rappresentante democratica Kathy Castor espresse la sua inquietudine per l’impatto della sospensione indefinita del procedimento dei visti statunitensi nella capitale cubana. 
 
Castor si preoccupa che l’annuncio vada troppo lontano e pregiudichi in modo superfluo la capacità delle famiglie cubane e statunitensi di viaggiare e vedere i loro cari. 
 
“Il Dipartimento di Stato deve sviluppare rapidamente piani di contingenza per continuare a permettere alle famiglie di viaggiare dall’isola verso gli USA. Molti dei miei vicini che stanno aspettando l’opportunità di riconnettersi coi loro cari affrontano barriere non necessarie e molto dolorose”, manifestò. 
 
La legislatrice ritornò su questo tema a causa delle notizie di questo martedì, segnalando nel suo account di Twitter che la questione ha creato incertezza tra le famiglie cubane ad entrambe i lati dello stretto della Florida. 
 
Un lavoro dell’agenzia Associated Press pubblicato mercoledì dal quotidiano The Washington Post indica che la maggioranza dei diplomatici a L’Avana non voleva andare via, e che anche buona parte del personale del Dipartimento di Stato si oppose a tale opzione. 
 
L’uscita dalla capitale cubana fu respinta inoltre dall’Associazione Statunitense del Servizio Estero, la cui presidentessa, Barbara Stephenson, disse di ignorare la causa dei problemi di salute riportati sull’isola, ma considerò che non giustificavano una ritirata a grande scala. 
 
In mezzo ai recenti avvenimenti, gli sguardi non smettono di dirigersi verso legislatori come il senatore repubblicano Marco Rubio, oppositore acerrimo del processo di normalizzazione delle relazioni bilaterali e che ha esatto la chiusura dell’ambasciata a L’Avana. 
 
L’ex capa della Sezione nordamericana degli Interessi nell’isola Vicki Huddleston scrisse in Twitter che le buone relazioni tra questi paesi sono un interesse nazionale degli Stati Uniti, mentre le negative rispondono all’ossessione di Rubio con Cuba. 
 
Con questo criterio coincidono molte voci che da sempre scommettono sull’avvicinamento tra le due nazioni. 
 
Martha Andres Roman, corrispondente di Prensa Latina negli USA

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