mercoledì 17 Aprile 2024
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Nuovi archivi declassificati presentano i piani degli USA per assassinare Fidel Castro

Archivi che riguardano l'omicidio dell'ex presidente statunitense John F. Kennedy che continuano sotto scrutinio dopo la loro rivelazione, scoprono un memorandum sui tentativi di assassinare il leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro.  

 
Varie organizzazioni giornalistiche che indagano nei 2891 documenti declassificati dagli Archivi Nazionali da questo giovedì hanno denunciato la partecipazione della CIA in complotti per provocare la morte del dirigente cubano. 
 
“I piani includevano una serie di schemi strani ed, in almeno un’occasione, comprendevano qualche contatto con elementi del crimine organizzato. Tra i mezzi considerati c’erano il veleno, le pillole di botulismo e l’uso di gruppi cubani dell’esilio”, indicò una nota del 1975. 
 
Secondo il testo, la CIA è stata coinvolta in piani di omicidio contro Fidel Castro già dal 1959 e nel 1960 cominciarono a svilupparsi contemporaneamente i preparativi per la fallita invasione mercenaria a Playa Giron, successa in aprile del 1961. 
 
Un altro documento del 1975, sulla partecipazione della CIA in progetti di omicidio contro leader stranieri, segnalò che il pubblico ministero generale Robert Kennedy, fratello dell’ex presidente nordamericano, conosceva un complotto per cercare un killer che sparasse contro Fidel Castro. 
 
Secondo il materiale, il pubblico ministero generale comunicò all’FBI che l’entità di intelligenza contrattò un intermediario per avvicinarsi al mafioso Sam Giancana con la proposta di pagare 150 mila dollari col fine di trovare qualcuno per commettere l’assassinio. 
 
Su questa stessa linea, un memorandum dell’FBI del 1964 descrive una riunione in Florida nella quale si metterono d’accordo per sborsare 100 mila dollari per l’assassinio di Fidel, 20 mila per quello di suo fratello Raul Castro, e la stessa somma per quello del guerrigliero cubano-argentino Ernesto “Che” Guevara. 
 
Uno dei materiali raccolti fece allusione ad un progetto della CIA che stabilì un sistema di ricompense finanziarie per i cubani che “ammazzassero o consegnassero vivi comunisti famosi”. 
 
Quelli che presentassero una prova di morte “decisiva” ed una tessera di appartenenza rivoluzionaria o del partito della persona deceduta avrebbero ottenuto fino a 100 mila dollari, se si trattava di un funzionario del governo e 57500 nel caso fosse “un capo di dipartimento”. 
 
Due dei piani preparati pretendevano approfittarsi dell’interesse del Comandante in Capo della nazione caraibica di fare immersioni subacquee. 
 
In uno dei casi che si rivelò già nei documenti declassificati in altre occasioni, l’agenzia pretese utilizzare la relazione stabilita tra il leader cubano e l’avvocato William Donovan, affinché questo gli regalasse una muta per immersioni avvelenata con funghi causanti una malattia cutanea e col bacillo della tubercolosi. 
 
Donovan tuttavia, non seguì le indicazioni della CIA, e si presentò con “una muta per immersioni nuova come un gesto di amicizia”. 
 
Altri tentativi menzionati in questi testi includono l’idea di fare scoppiare una conchiglia marina nelle aree dove Fidel Castro si immergeva o iniettargli veleno mediante una penna con un ago ipodermico. 
 
D’accordo con i mass media cubani, i servizi della Sicurezza dello Stato dell’isola registrarono un totale di 638 tentativi di assassinio contro il leader rivoluzionario, morto il 25 novembre 2016, a 90 anni. 
 
Martha Andres Roman, corrispondente di Prensa Latina negli Stati Uniti

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