lunedì 15 Aprile 2024
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Argentina: si castiga duramente il giornalismo critico

Il giornalista argentino Victor Hugo Morales non è già il direttore dei pomeriggi nel C5N. E’ stato licenziato appena il mezzo di comunicazione ha cambiato padrone. Il suo caso, risonante, è uno dei tanti che succedono nel giornalismo critico, una specie in via di estinzione. 

 
Alla luce di quanto successo a Victor Hugo Morales rimane chiaro che è un pericolo essere un giornalista critico del governo e dei monopoli come Clarin, che predominano nei mezzi grafici, radiali, televisivi e digitali in Argentina. 
 
Victor è stato licenziato l’11 novembre scorso dal Canale C5N dove conduceva “El Diario”, dalle 18 alle 21 ore, un ciclo con molto successo che superava in ascolto il suo competitore diretto di “Todo Noticias” -di Clarin -, Nelson Castro. 
 
Gli hanno chiuso il contratto con un annuncio che gli è stato fatto in una riunione di dieci minuti con un produttore del canale, senza dargli maggiori spiegazioni. Erano ovvie, cioè sono ragioni politiche. La sua maniera di pensare e comunicare non andava d’accordo col cambiamento ideologico dell’azienda, dopo lo sbarco in questa ditta -prima appartenente all’imprenditore Cristobal Lopez – di un nuovo controllo. Non si sa molto su questo, ma si tratta di un fondo di investimento localizzato negli Stati Uniti, fatto che meriterebbe precisazioni perché ci sono lì “tane fiscali” come Delaware e sarebbe un pessimo segnale. Inoltre, la nuova faccia imprenditoriale è Ignacio Rosner, un ex alunno del cardinale Newman, amico del presidente Mauricio Macri. 
 
Ha antecedenti come dirigente del gruppo imprenditoriale Socma, della famiglia del mandatario, e posteriormente nel conglomerato mediatico Clarin. 
 
Il produttore che ha informato Victor Hugo del licenziamento non ha neanche accettato la sua richiesta semplice di un ultimo programma dove potesse salutare il suo pubblico. Non gli hanno dato neanche questa possibilità. Umanità è una materia dove sono stati bocciati. 
 
Il programma televisivo del giornalista di origine uruguaiana, radicato in Argentina, era molto seguito, così come succedeva in quella rete televisiva con quello di un altro giornalista licenziato, Roberto Navarro.
 
Non c’è nessun dubbio, sono licenziamenti politici, sollecitati o spinti dalla linea neoliberale di Mauricio Macri, e per il polipo mediatico Clarin, furiosamente infastidito dalle critiche che Morales gli fa da molti anni. 
 
SECONDO LICENZIAMENTO 
 
In questa opportunità il colpito si è etichettato con il titolo del 3501 licenziato, in un’intervista per il quotidiano Pagina 12. Alludeva a che in questi quasi due anni di “macrismo” ci sono 3500 giornalisti e comunicatori che non hanno oramai lavoro. 
 
Benché il numero possa sembrare un poco esagerato, altre fonti lo fissano sui 3300, che si avvicina abbastanza. 
 
Non si tratta solo di mezzi i cui proprietari fossero “kirchneristi”, ai quali ha alluso il giornalista Alfredo Leucovich, uno degli uomini di Clarin, mentre ha ricevuto il premio Martin Fierro in radio. 
 
Lo sguardo del premiato era abbastanza contorto per i motivi che gli ha rimproverato Marcela Feudale, cioè che i lavoratori non scelgono normalmente dove lavorare. Lo sguardo era contorto anche perché la sua critica non sfiorò nemmeno l’holding dove lavora in radio e televisione. 
 
Questo monopolio, oltre ai dispiaceri che provoca al diritto umano della comunicazione, è responsabile dei 75 recenti licenziamenti nell’agenzia di notizie DyN ed i 50 ritiri volontari nel quotidiano La Voz del Interior. 
 
Il primo licenziamento recente -e Victor non ne ha molti durante una carriera di quasi 50 anni – del giornalista uruguaiano, divenuto un gran giornalista in temi politici e di vasta cultura, è accaduto in gennaio del 2016. L’hanno allontanato dal suo programma con molto pubblico “La mañana” in Radio Continental, dopo un anno del governo di Macri. 
 
Questo programma era tra i tre più ascoltati di tutte le radio di Buenos Aires, con rimbalzo nazionale, ed il numero uno di Continental, dove inoltre ne aveva un altro nel pomeriggio, “Competencia”, di tipo sportivo e con trasmissioni di partite di calcio. 
 
E’ stato allontanato non perché fosse un affare negativo il suo programma o fosse antieconomico trasmetterlo, bensì per motivi politici. Un’altra volta il colpevole principale era il governo di Pro-cambiemos, secondo quanto denunciò lo stesso Victor Hugo in numerosi reportage, in twitter, dichiarazioni ed un incontro in Piazza di Maggio che si svolse in suo appoggio. 
 
Nella piazza ha affermato che incominciava il tramonto della democrazia e la perdita reale della libertà di stampa. Non si sbagliava. Prima erano successi i licenziamenti in Radio Nazionale e la Televisione Pubblica per colpa della nuova amministrazione, l’amputazione di parti vitali della legge dei servizi di comunicazione audiovisivi 26.522, la soppressione dell’Amministrazione Federale dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva (Afsca), l’ampliamento degli affari del gruppo Clarin senza i fastidiosi limiti del numero di 24 licenze che si ammettevano a livello nazionale né il massimo del 35% del mercato. 
 
 

Emilio Marin, collaboratore di Prensa Latina in Argentina 

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