martedì 23 Aprile 2024
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Un altro anno di vittoria di fronte al bloqueo, nonostante gli USA

Gli Stati Uniti ritornano questo anno ad una posizione che si credeva superata: votare nelle Nazioni Unite contro la risoluzione cubana di condanna al bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto all'isola nel 1962.  

 
Non ci sono state sorprese davanti a questa posizione statunitense, soprattutto mentre l’attuale amministrazione del presidente Donald Trump ha annunciato che avrebbe aumentato ancora di più questa politica unilaterale e coercitiva contro Cuba. 
 
Sebbene il processo di normalizzazione delle relazioni tra i due paesi ha provocato l’astensione di Washington per la prima volta nella storia nel 2016, con la presidenza di Barack Obama (2009-2017), questa volta hanno optato per una politica che loro stessi hanno qualificato obsoleta. 
 
12 mesi fa, il cambiamento di voto è stato storico perché è stato un riconoscimento della nazione settentrionale che la sua strategia di isolare la nazione caraibica aveva solo emarginato gli stessi Stati Uniti durante più di mezzo secolo. 
 
Giorni prima della votazione del 1º novembre di questo anno, il portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nuert, aveva segnalato che il cambiamento sottolineava “la nuova messa a fuoco verso Cuba” difesa dal repubblicano che assunse la presidenza il 20 gennaio. 
 
Questa esecuzione smontò vari degli avanzamenti ottenuti con Obama ed è stata firmata da Trump lo scorso 16 giugno a Miami, in Florida. 
 
Quella posizione si approfondiva con lo show montato sui supposti incidenti acustici contro diplomatici statunitensi a L’Avana. 
 
Il cambio radicale nei nessi con Cuba si è riflesso nelle Nazioni Unite, dove dal 1992 Cuba presenta una risoluzione che chiede la sospensione del bloqueo. 
 
Per 26º occasione la nazione antillana ottenne una vittoria diplomatica, poiché 191 paesi, dei 193 della comunità internazionale, votarono a favore della risoluzione. 
 
Il risultato è stato lo stesso degli anni anteriori: Cuba è appoggiata nel suo appello di togliere il cerchio economico contro di lei, mentre gli Stati Uniti rimangono sempre di più isolati. 
 
DANNI DEL BLOQUEO 
 
Il bloqueo è contro la Carta dell’ONU, è una violazione dei principi di non intervento nei temi interni delle nazioni e la libertà di commercio internazionale, come hanno denunciato i politici di tutto l’orbe. 
 
Il cancelliere cubano, Bruno Rodriguez, ha affermato nel suo discorso nell’Assemblea Generale che questa politica continua ad essere più vigente che mai, soprattutto per l’impegno di renderla ancora più dura da parte dell’amministrazione di Trump. 
 
Il capo della diplomazia cubana ha denunciato che la stessa è una violazione flagrante, massiva e sistematica dei diritti umani dei cubani ed un atto di genocidio, poiché pretende asfissiare economicamente il paese. 
 
Rodriguez ha detto inoltre che il bloqueo costituisce anche il maggiore ostacolo per lo sviluppo economico e sociale dell’isola e per l’implementazione del Piano Nazionale, in linea con l’Agenda del 2030 dello Sviluppo Sostenibile. 
 
Ha assicurato che calcoli di istituzioni cubane ubicano il danno economico da aprile del 2016 a giugno del 2017 in 4305,4 milioni di dollari. 
 
Tuttavia, dalla sua imposizione nell’anno 1962 l’importo totale ammonta a 130178,6 milioni di dollari secondo i prezzi correnti. 
 
Prendendo in considerazione il deprezzamento del dollaro di fronte al valore dell’oro nel mercato internazionale, le perdite equivalgono a 822280 milioni di dollari, secondo la risoluzione presentata da Cuba presso le Nazioni Unite. 
 
Nel testo intitolato “Necessità di mettere fine al bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba” calcoli del Ministero di Economia e Pianificazione precisano che sono necessari da 2000 a 2500 milioni di dollari di investimento straniero diretta annuale per raggiungere lo sviluppo economico. 
 
 
Laura Becquer Paseiro, giornalista della Redazione Nazionale di Prensa Latina

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