martedì 16 Aprile 2024
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Lotta anti-corruzione e riforme: temi spinosi del Vertice dell’Unione Africana

“La corruzione uccide”, ha condannato il presidente della Commissione dell'Unione Africana (UA), Moussa Faki Mahamat, una frase diventata virale nelle reti sociali in Etiopia, dove si è svolto il Vertice del blocco regionale. 

 
Utilizzando questa mitica frase, per molti Mahamat ha lasciato chiaro che la corruzione è endemica, colpisce la vita quotidiana delle persone, e va dalle strade costruite male, accesso disuguale ai servizi di salute ed alla medicina, delinquenza, violenza nelle comunità, elezioni politiche distorte dal denaro e l’avidità, tra gli altri mali. 
 
La messa a fuoco nella corruzione è specialmente opportuna, ha affermato l’analista etiope, Dagem Belayneh, perché il sistema internazionale che spinge gli stati a portare le loro risorse verso la privatizzazione ed aprire i loro mercati all’investimento straniero risulta troppo deformato per diffondere un senso di uguaglianza tra le persone. 
 
La presenza di enormi brecce tra il livello di potere economico, politico e sociale che le persone possono esercitare fa che gli ideali di buona governance, democrazia, uguaglianza davanti alla legge e l’universalità dei diritti umani siano eccessivamente irraggiungibili. 
 
Come si descrive chiaramente in una relazione recente di Oxfam, l’uno percento più ricco del mondo ha ottenuto l’82% della ricchezza creata nel 2017. 
 
Il materiale intitolato “Un’economia per l’uno per cento” afferma che la crisi di disuguaglianza globale sta arrivando a nuovi estremi. 
 
Ora quell’uno percento più ricco ha più ricchezza che tutto il resto del mondo; il potere ed il privilegio si usano per distorcere il sistema economico ed aumentare la breccia tra i più ricchi ed il resto. 
 
Una rete globale di paradisi fiscali permette alle persone più ricche di occultare sette mila milioni di dollari; la lotta contro la povertà non si vincerà fino a che non si abbordi la crisi della disuguaglianza, considerano alcuni specialisti. 
 
Le parole chiave sono privilegio e potere; corredato con le risorse necessarie per formulare politiche nazionali ed internazionali che servano ai loro propri interessi, l’uno percento più ricco del mondo utilizza in modo abituale la corruzione per svolgere i suoi interessi. 
 
Da approvare leggi che fomentano i loro interessi economici e politici fino a proteggere i loro investimenti attraverso il potere militare, questo gruppo di persone è disposto a tutto per risolvere i suoi problemi, ha affermato Belayneh. 
 
Ora, sono arrivati ad una tappa nella quale nessun paese può controllarli, poiché il potere economico che possiedono non ha limiti, ed il loro obiettivo comune di accumulare ancora più ricchezza ad ogni costo li unisce più di qualsiasi altra causa. 
 
Da parte sua, l’insegnante Annie Barbara Chikwanha, dell’Università di Johannesburg, ha puntualizzato che l’intendimento inversamente proporzionale tra le persone e la leadership africana dovrebbe essere smantellato. 
 
I leader africani dovrebbero capire adesso che le bustarelle che ricevono, già siano economiche o politiche, dall’occidente, solo esacerberano i problemi già abbondanti nel continente, ha aggiunto Chikwanha. 
 
Un altro grande punto di questo anno che è stato discusso negli ultimi tempi è la riforma strutturale dell’UA. 
 
C’è stata una pressione considerabile sull’Unione da parte delle nazioni poderose e degli organismi internazionali nel mondo per migliorare l’impatto dell’organizzazione. 
 
Queste forze esterne criticano principalmente l’UA per prendere molte decisioni che difficilmente sono implementate dagli stati membri. 
 
Benché l’idea sia condivisa dagli stessi africani, ristrutturare l’UA per esercitare più potere affinché gli stati implementino le loro politiche è un compito difficile. 
 
Richard Ruiz Julien, corrispondente di Prensa Latina in Etiopia  
   

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