sabato 13 Aprile 2024
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Ucraina: una guerra per dimenticare l’economia?

A quattro anni dal golpe di stato a Kiev, perpetrato dalla destra, una situazione socioeconomica di povertà sembra obbligare il governo ucraino a fare una guerra nella zona del Donbass, come manovra di distrazione. 

 
Ogni volta sono più frequenti le informazioni che presagiscono la possibile preparazione di una campagna militare a grande scala dell’esercito ucraino contro le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, in violazione degli accordi di Minsk, concordati nel 2015. 
 
Donetsk ha reso pubbliche le confessioni di una spia del servizio di intelligenza ucraino sul movimento di grandi quantità di depositi di combustibile e la sospensione dei lascia passare ai militari, nelle zone vicine alla linea di confronto. 
 
In realtà, ufficiali dello Stato Maggiore ucraino sono arrivati a scommettere su una data per una supposta aggressione a grande scala della Russia, un argomento che sembra cercare una giustificazione alla preparazione della guerra in Ucraina contro le regioni ribelli del Donbass. 
 
Inoltre, il servizio di intelligenza di Donetsk ha fatto riferimento all’arrivo di un battaglione di membri del partito ultra nazionalista Settore Destro, iscritti nella Guardia Nazionale, nelle zone vicine alla striscia neutrale tra le parti affrontate. 
 
Tutto ciò succede dopo che è entrata in vigore la chiamata legge di reintegrazione del Donbass, che dichiara Russia come paese aggressore ed a Donetsk, Lugansk e Crimea come territori occupati, mentre passa il comando delle operazioni alle forze armate. 
 
Il governo del presidente Piotro Poroshenko tocca i tamburi della guerra in mezzo ad una delicata situazione economica, mentre il debito pubblico sorpassa i due miliardi 100 mila milioni di grivne (circa 77700 milioni di dollari). 
 
Il debito equivale già all’80% del Prodotto Interno Lordo (PIL), ha informato la rappresentante della Tesoreria, Tatiana Sliuz. 
 
Ucraina deve pagare annualmente circa 4700 milioni di dollari, cioè, quasi 1,5 volte al di sopra del credito che dovrebbe concedergli il Fondo Monetario Internazionale (FMI) quest’anno. 
 
In realtà, la Banca Nazionale di Ucraina ed il ministero delle Finanze devono pagare 12 100 milioni di dollari all’FMI. Dal 2018 al 2020 sarebbero circa 16 mila milioni di dollari, mentre l’apice di questo pagamento sarebbe nel periodo 2019-2020. 
 
Ciò succede mentre esiste una crescita del PIL del 2,1% nel 2017, ma con un’inflazione di 13,7 punti. 
 
Quando il debito cresce molto più rapido dell’economia e della produttività del lavoro, diventa quasi impossibile il pagamento del debito, commenta il settimanale Zerkalo Nedeli. 
 
L’FMI conosce questa situazione e spera di poterla approfittare per imporre le sue condizioni politiche a Kiev, compresa una riforma energetica, con un aumento della tariffa domestica del gas, e la formazione di un tribunale anticorruzione che metta fine all’auge dell’economia sotterranea. 
 
A ciò si uniscono rivelazioni scomode dei protagonisti della provocazione organizzata quattro anni fa nella Piazza dell’Indipendenza, quando hanno sparato sui poliziotti e sui partecipanti nelle proteste contro il governo del presidente Viktor Yanukovich. 
 
Per forzare la collera popolare, franco tiratori in edifici del centro hanno sparato allo stesso modo contro poliziotti e manifestanti, con un saldo di almeno un centinaio di morti, ed in seguito la destra, appoggiata dai neofascisti, ha espulso Yanukovich dal potere. 
 
Molti di quelli che hanno ordinato tali azioni criminali, commenta la televisione della capitale, si trovano ora in posti chiave del Governo ed il rilancio dei combattimenti nel Donbass potrebbe deviare l’attenzione dell’opinione pubblica ucraina. 
 
L’argomento della minaccia russa e di contenere il supposto aggressore nel Donbass, appaiono come pretesti ideali per la classe politica del vicino paese, sommersa in una profonda corruzione, come lo denunciano gli stessi europei, a dispetto della loro alleanza con Kiev. 
 
Antonio Rondon Garcia, corrispondente di Prensa Latina in Russia

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