martedì 16 Aprile 2024
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Patto mondiale di migrazione: le sfide di una realtà quotidiana

Il Patto Mondiale per una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare può essere il primo accordo in forma intergovernativa sotto gli auspici delle Nazioni Unite per coprire in maniera olistica un fenomeno tanto esteso nel pianeta. 

 
Inoltre, questo meccanismo aspira a trasformarsi in colonna vertebrale delle azioni migratorie in tutto l’orbe, ha detto in un’intervista esclusiva con Prensa Latina il rappresentante permanente del Messico presso l’ONU, Juan Josè Gomez. 
 
Precisamente, Messico e Svizzera dirigono e facilitano il processo di discussione per l’adozione dell’accordo, alla fine di quest’anno. 
 
Questi due stati hanno elaborato una copia non definitiva del patto nel quale si stabiliscono una serie di compromessi politici avviati ad abbordare il fenomeno. 
 
Da febbraio e fino a luglio prossimo, ogni mese si realizza una ronda di negoziazioni con la partecipazione dei paesi membri dell’organismo multilaterale. 
 
Da anni, il dibattito migratorio era presente nelle Nazioni Unite, ma circostanze congiunturali come la crisi del Mediterraneo sono riusciti finalmente a dar maggiore importanza al fenomeno, ha affermato il diplomatico messicano. 
 
Dopo varie decadi di tentativi -ha aggiunto -, per la prima volta il tema risulta essere centrale all’ONU ed ora si cerca un intendimento globale al riguardo. 
 
Un altro accordo mondiale toccherà il tema dei rifugiati, dovuto alle caratteristiche particolari di questo movimento di persone, ha precisato l’ambasciatore. 
 
Nel caso dei rifugiati esiste già un corpo normativo solido, con disposizioni legali internazionali, regionali e nazionali dirette a proteggere i loro diritti e tentare di risolvere i loro problemi, ha dettagliato. 
 
Tutto ciò grazie al lavoro dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur), istanza che coordina tutto ciò che fa riferimento all’accordo globale, ha affermato. 
 
Ma il tema della migrazione, dovuto alla sua complessità ed enormi implicazioni, abbiamo deciso che doveva essere un processo negoziato tra i differenti Stati membri dell’ONU, ha sottolineato. 
 
In primo luogo, ha spiegato Gomez, si sono realizzate numerose consultazioni e discussioni in maniera regionale: in Africa, Europa, America ed Asia. Dopo, tutte queste inquietudini e considerazioni sono state dibattute alla fine del 2017 in una riunione a Porto Vallarta, in Messico. 
 
Come succedono le migrazioni, che sfide ed implicazioni penetrano, quali sono le vulnerabilità, perché le persone decidono migrare, come è il transito tra i confini?, questi sono stati alcuni dei punti interrogativi che sono sorti, ha aggregato. 
 
Abbiamo parlato anche del traffico umano, la discriminazione, le condizioni di lavoro degli emigranti e la loro inserzione nelle comunità di accoglienza, tra gli altri, ha approfondito l’ambasciatore. 
 
Gomez si è dispiaciuto della decisione del governo degli Stati Uniti di assentarsi da questo meccanismo e spera che eventualmente ritorni al patto: nonostante questo, continuiamo con molto vigore. 
 
“Il fenomeno migratorio attraversa tutte le attività dei governi e tocca differenti sfere della società, per ciò è molto importante tracciare linee generali che permettano di regolarlo”. 
 
Circa 250 mila persone si muovono per il mondo, che cosa possiamo fare affinché questi spostamenti non implichino dei rischi? Dobbiamo costruire un ambiente di fiducia una volta adottato il patto, applicare soluzioni che risolvano effettivamente i problemi, ha concluso. 
 
Ibis Frade, corrispondente di Prensa Latina presso l’ONU

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