martedì 16 Aprile 2024
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Denunciano in Nicaragua complicità tra la Chiesa e terroristi

Managua, 9 lug (Prensa Latina) Abitanti del municipio nicaraguense di Diriamba, hanno denunciato oggi la complicità tra rappresentanti della Chiesa cattolica e gruppi qualificati come terroristi che hanno mantenuto sequestrato il popolo durante varie settimane. 

 
Video pubblicati dal sito ufficiale El 19 Digital presentano cittadini congregati di fronte alla Basilica Minore di San Sebastian dove reclamano al parroco Cesar Castillo la consegna del tempio, utilizzato come rifugio di quelli che hanno causato inquietudine e terrore, come affermano. 
 
“Che buttino le armi, che esca il parroco, vogliamo la Chiesa!”, hanno chiesto gli abitanti di questa cittadina, liberata ieri dai blocchi delle vie e dai presunti terroristi, secondo il telegiornale. 
 
Secondo gli analisti, la gerarchia cattolica, sebbene ha un peso importante nella società nicaraguense, ha perso credibilità da quando si è resa evidente la sua parzialità nel dialogo nazionale, instaurato tra il governo e settori oppositori per superare la crisi sociopolitica incominciata tre mesi fa. 
 
Vari membri della Conferenza Episcopale, mediatrice e testimone del processo, incitano pubblicamente alla disubbidienza civile ed appoggiano le convocazioni ad uno sciopero nazionale, anche se le conseguenze di questa misura potrebbero essere nefaste per le famiglie più vulnerabili. 
 
Il presidente Daniel Ortega sabato ha esortato i nicaraguensi ad amare il prossimo come loro stessi, comandamento cristiano che, come ha detto, devono mettere in pratica tutti, “perfino quelli che lanciano maledizioni e ci condannano a morte, a nome di istituzioni religiose”. 
 
Dopo realizzare operazioni per ristabilire l’ordine pubblico a Diriamba e Jinotepe, la polizia ha informato ieri che in questi municipi sono stati commessi omicidi da parte di soggetti armati, torture, assalti, sequestri, incendi ed estorsioni, ed inoltre mantenevano sequestrati centinaia di camionisti centroamericani. 
 
La crisi è esplosa il 18 aprile in mezzo alle proteste contro riforme governative della previdenza sociale, più tardi abrogate, senza che si fermassero le proteste. 
 
Almeno 200 persone hanno perso la vita, secondo dati della Commissione della Verità, Giustizia e Pace, che deve fare chiarezza sui fatti. 
 
Ig/lla

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