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Confermata prigione contro Correa; difesa denuncia irregolarità

Quito, 24 lug (Prensa Latina) Il Tribunale della Corte Nazionale di Giustizia (CNJ) dell'Ecuador ha confermato ieri l'ordine di prigione preventiva contro l'ex presidente Rafael Correa, una decisione che la difesa ha considerato arbitraria, sproporzionata ed illegale. 

 
Correa, che ha governato il paese dal 2007 al 2017 ed ora risiede in Belgio, è accusato per una supposta implicazione nel caso del sequestro a Bogotà dell’ex legislatore Fernando Balda, nel 2012. 
 
Senza che esistano prove contro di lui, la giudice Daniella Camacho ha disposto lo scorso 3 giugno la prigione preventiva contro l’ex mandatario ed ha emesso l’allerta rossa affinché l’Interpol possa fermarlo ed estradarlo a Quito. 
 
Oggi, i magistrati della sala specializzata della parte penale della CNJ hanno dichiarato inopportuno un ricorso in appello presentato dalla difesa per ostacolare la detenzione. 
 
I giudici Marco Rodriguez, Richard Villagomez ed Ivan Saquicela hanno deciso di mantenere la misura cautelare che è stata imposta all’ex governante il 3 luglio, dopo non aver compiuto, per risiedere in Belgio, il primo ordine che gli chiedeva di presentarsi alla giustizia ecuadoriana ogni 15 giorni. 
 
D’accordo con l’avvocato di Correa, Caupolican Ochoa, l’ordine di prigione contro l’ex presidente è stato precipitoso, arbitrario, sproporzionato ed illegale, ed è contrario ai diritti umani. 
 
Ochoa ha ricordato che il sequestro dell’ex legislatore è successo in Colombia e corrisponde alla giustizia di questo paese indagare il fatto. 
 
Il giurista ha annunciato la possibilità di portare il caso alla Corte Interamericana di diritti umani, al Comitato Europeo dei diritti umani o a qualunque altra istanza internazionale. 
 
Un’analisi giuridica realizzata dal professore Oswaldo Ruiz-Chiroboga e pubblicato la settimana scorsa nel sito ecuadorinmediato.com segnala che le misure cautelari ordinate contro Correa e la mancanza di indizi sulla sua partecipazione nel delitto investigato, dimostrano che “l’ex presidente ha visto calpestare i suoi diritti alle garanzie giudiziarie”. 
 
“Esistono serie, obiettive e motivate dimostrazioni che il processo penale è una persecuzione politica contro l’ex presidente”, ha concluso il professore. 
 
Ig/car

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