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Siria produce il 75% del gas di quello che elaborava prima della guerra

Damasco, 8 ago (Prensa Latina) La produzione di gas in Siria è arrivato oggi ai 16.500.000 metri cubi al giorno, il 75% di quello che produceva prima della guerra imposta al paese, ha informato il ministro del Petrolio, Alí Ghanem.

 
Il ministro ha precisato che 22 pozzi di gas sono entrati in produzione questo anno, mentre continuano le opere di perforazione ed estrazione di petrolio e gas per assicurare le necessità della Siria nel settore energetico. 
 
Ha rivelato che gli atti terroristici hanno ucciso 209 lavoratori, tecnici e specialisti del settore, 104 sono scomparsi, e 161 sono stati feriti dal 2012, soprattutto nelle regioni produttive di Raqaa, Deir Ezzor e Homs. 
 
“I danni materiali del settore arrivano approssimativamente a 70 mila milioni di dollari”, ha sottolineato Ghanem. 
 
Fino al 2011, anno dell’intensificazione della guerra imposta al paese, si utilizzavano più di 40 campi tra petrolio e gas nelle regioni menzionate, funzionavano perfettamente le raffinerie di Bania e Homs ed il settore in generale rappresentava circa il 22% delle entrate nazionali. 
 
Secondo la Washington Institute for Near East Policy (Istituto per una Nuova Politica nel Medio Oriente) fondato nel 1985, la maggior parte del bacino del Mediterraneo, quello che abbraccia Libano e Siria, rinchiude una delle maggiori riserve di gas del mondo. 
 
Questo istituto è vincolato strettamente col Comitato dei Temi Politici di Israele (AIPAC), uno dei gruppi di lobby più poderosi negli Stati Uniti ed alleato del partito Likud israelita ed il Repubblicano statunitense. 
 
Non risulta assurdo pensare, hanno sottolineato diversi analisti, che Siria è stato ed è un obiettivo di una politica che utilizza e difende una guerra terroristica, di evidente radice economica, al di sopra di qualunque interesse nazionale e sovrano. 
 
Ig/pgh

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