mercoledì 24 Aprile 2024
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La Moschea di Al-Aqsa, pilastro dell’Islam, è in pericolo

La moschea di Al-Aqsa, con più di 1300 anni d’antichità, è uno dei tanti tesori architettonici e religiosi che ospita la Città Vecchia di Gerusalemme ed ora corre il rischio di sparire come luogo sacro dell’Islam, per dare passo alla costruzione di un tempio ebreo.

Questo palazzo forma parte del complesso religioso della Spianata delle Moschee, della cosiddetta Città Sacra.

La tradizione musulmana stabilisce che il profeta Maometto è asceso al cielo da questa spianata nell’anno 621. Ciò presuppone che Al-Aqsa è, dopo quella de La Mecca e Medina, il terzo luogo più importante per l’Islam.

Però risulta che la Spianata delle Moschee, conosciuta anche come Monte del Tempio, è uno dei luoghi di venerazione più disputati del mondo. Oltre all’importanza che ha per i musulmani, costituisce anche il luogo più sacro del giudaismo, perché nel monte Moriah si colloca la storia biblica del sacrificio di Isacco.

Attualmente, il recinto è controllato da Israele, che ha occupato Gerusalemme Est nella Guerra dei Sei Giorni del 1967.

Per questo motivo la Moschea di Al-Aqsa corre oggi il rischio di sparire come luogo sacro dell’Islam per dare passo alla costruzione di un tempio ebreo. Negli ultimi mesi non sono state poche le provocazioni in questo senso.

Lo scorso 18 settembre la polizia israeliana ha aggredito i palestinesi presenti in Al-Aqsa, quando decine di fanatici ebrei hanno intensificato le loro visite nel recinto musulmano.

Le forze della polizia hanno attaccato incluso i guardiani della moschea e il suo personale dell’amministrazione, hanno detenuto cinque persone e quattro sono stati ricoverati in ospedale.

L’attacco è scoppiato quando dozzine di fanatici sono entrati nell’Al-Aqsa ed hanno tentato di celebrare rituali ebrei, fatto che va contro gli ordini stipulati ed ha provocato i fedeli musulmani che erano presenti nel luogo.

Le regole vigenti stabiliscono che i musulmani possono entrare nel luogo durante gli orari regolari di visita, però non possono realizzare nessun rituale religioso.

Come conseguenza, la polizia normalmente accompagna i fanatici durante il loro percorso, per evitare qualsiasi contatto tra loro ed i palestinesi.
I fatti sono capitati solo qualche ora prima della festa di Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione), una delle festività più sacre del giudaismo, che è cominciata in serata di quella giornata ed è finita la sera del giorno seguente. Gruppi di destra ebrei hanno chiesto ai loro seguaci che intensificassero la loro presenza dentro il complesso della moschea di Al-Aqsa, con lo scopo espresso di prendere il controllo ed erigere un tempio ebreo nel luogo dell’istituzione musulmana.

Soltanto una settimana prima di questa aggressione, alcuni guardiani della moschea avevano già denunciato gli eccessi della polizia israeliana durante una riunione che hanno avuto con il ministro palestinese degli Affari Religiosi, Azzam Khatib.

In quell’incontro, che ha avuto luogo il 12 settembre, gli agenti della sicurezza hanno dichiarato a Khatib che i poliziotti israeliani lo perseguitavano ed ostruivano il loro lavoro nel recinto sacro.

I palestinesi hanno denunciato che erano, incluso, spesso attaccati ed arrestati, semplicemente per compiere la legge e l’ordine nel luogo.
D’accordo con il Ministero palestinese degli Affari Religiosi, il 6 settembre la polizia israeliana ha anche osservato senza intervenire mentre un gruppo di ebrei pregavano dentro la moschea di Al-Aqsa.

Il portafoglio ha denunciato che, nonostante i poliziotti hanno sempre impedito previamente di violare la legge rispetto a ciò, recentemente sono diventati lenti nei confronti del loro intervento in questa situazione.
I funzionari hanno aggiunto che il 6 settembre la polizia non è intervenuta quando gli ebrei hanno cominciato a pregare, ma hanno costretto i guardiani della sicurezza musulmana a mantenersi lontani dai fanatici ed a non interferire nelle loro preghiere.

Il governo palestinese ha paura che Israele stia cercando di cambiare lentamente lo statu quo ad Al-Aqsa con l’obiettivo di prendere il controllo, distruggere la moschea e farla diventare un luogo di culto ebreo.
Lo stesso Ministro Khatib viene denunciando da luglio che Israele realizza escavazioni segrete sotto il Museo Islamico, nel lato ovest del complesso della moschea.

Questo avviene con l’intenzione di unire i tunnel sotto la Città Vecchia di Gerusalemme ed Al-Aqsa, in particolare con il Palazzo Omeya, sotto il Museo Islamico.

Il titolare degli Affari Religiosi ha chiesto all’UNESCO ed al governo giordano di inviare una squadra per fare un’ispezione e sapere quello che Tel Aviv sta facendo sotto la moschea, anche perché potrebbe danneggiare le sue fondamenta, oltre a quelle della riconosciuta Cupola della Rocca.

All’inizio di settembre, tre parlamentari israeliani sono anche entrati nel complesso religioso islamico. Il fatto è accaduto una settimana dopo che il Primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, autorizzasse i suoi legislatori ad entrare ad Al-Aqsa, e ciò ha generato rifiuto da parte della comunità musulmana di Gerusalemme, che ha catalogato il fatto come una provocazione del governo sionista.

La moschea di Al-Aqsa è la più grande della Città Sacra, può ospitare cinquemila persone, dentro e nei dintorni dell’edificazione. Esistono prove che confermano che è stata costruita sulle rovine originali del Tempio di Salomone.

La struttura è stata distrutta dovuto a successivi terremoti e ricostruita al meno in cinque occasioni; l’ultima grande ristrutturazione è del 1035. Tuttavia, gli ultimi avvenimenti suggeriscono che se Al-Aqsa cadesse nuovamente, probabilmente non si potrà erigere un’altra volta.

Nicholas Valdes, corrispondente di Prensa Latina in Egitto

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