lunedì 22 Aprile 2024
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L’invasione degli USA contro Venezuela, opzione sfortunata ma possibille

Benché sia probabile che da anni esistano piani per un'invasione in   Venezuela, nelle ultime settimane apparentemente sono stati dati gli ultimi tocchi a quello che sembra essere una complessa operazione di gran portata. 

 
In una combinazione di misure tipiche della chiamata Guerra Non Convenzionale, con azioni di disinformazione e manipolazione dell’opinione pubblica, gli Stati Uniti dirigono questo piano complesso di un golpe di stato e sono accompagnati dai loro principali alleati regionali. 
 
Un indizio grave che le misure di pressione politico-militare sono in aumento è lo spiegamento del gruppo di attacco della portaerei Abraham Lincoln (CVN-72), il cui porto base è a Norfolk, in Virginia. 
 
Questo gruppo è integrato da sei navi scorta, l’incrociatore della classe Ticonderoga USS Leyte Gulf (CG 55), i cacciatorpedinieri della classe Arleigh Burke USS Bainbridge (DDG 96), USS Gonzalez (DDG-66), USS Mason (DDG-87) ed USS Nitze (DDG 94). A questi si unisce la fregata spagnola ESPS Mendez Núñez (F-104). 
 
A bordo del CVN-72 viaggia lo squadrone aereo CVW-7, equipaggiato, tra gli altri mezzi, con cacciabombardieri Lockheed F-35C Lightning II, le aeronavi del tipo più avanzato dentro l’arsenale statunitense e con un raggio di azione significativo. 
 
Detto gruppo navale ha cominciato a realizzare il 25 gennaio scorso gli esercizi navali Comptuex, destinati ad allenare gli equipaggi ed i mezzi navali prima dello spiegamento, per compiere missioni belliche. 
 
Le imbarcazioni dell’armata si trovano “nell’oceano Atlantico”, secondo una nota ufficiale della Marina statunitense, benché pubblicazioni specializzate assicurino che sono in zone vicine allo stato della Florida. 
 
Tuttavia, la loro ubicazione esatta ed il loro destino finale costituiscono un segreto ben conservato dal Pentagono. 
 
Esperti consultati da Prensa Latina, oltre a sottolineare la pericolosità di questi movimenti, segnalano che in primo luogo hanno come fine quello di spaventare la leadership venezuelana, ma se non ottengono quell’obiettivo, potrebbero fare incursioni dirette contro questa nazione sud-americana. 
 
In realtà, tali forze non dovrebbero avvicinarsi molto di più al territorio venezuelano per sviluppare attacchi coi loro mezzi aerei e missili, perché possono farlo da distanze relativamente grandi, spiegano gli specialisti. 
 
Portavoci del Comando Meridionale (CS o Southcom) hanno segnalato questo 20 febbraio che il comando è pronto ad affrontare “qualunque scenario” in Venezuela, affermazione che conferma le denunce recenti di Cuba e delle autorità di Caracas sui preparativi di intervento. 
 
L’ammiraglio Craig Fuller, capo di Southcom, ha lanciato questa affermazione ingiuntiva ricevendo il comandante generale delle forze armate della Colombia, generale Luis Navarro Jimenez, nella sede del Southcom. 
 
Tutto questo movimento di forze e di mezzi si somma alle azioni senza precedenti contro l’integrità fisica dei leader venezuelani, il cui esempio più pericoloso e significativo è stato il tentativo di omicidio contro Maduro nell’agosto scorso. 
 
In qualche modo, la macchina da guerra contro Venezuela ha incominciato a camminare, spinta dai principali assessori del presidente Donald Trump in materia di sicurezza nazionale ed in primo piano sotto l’egida del senatore repubblicano Marco Rubio.
 
Tuttavia, la cosa più conveniente è che i cervelli che stanno dietro questa catena di provocazioni, pensino due volte che un’avventura militare contro Venezuela sarebbe appena l’inizio di un conflitto di grandi proporzioni nella regione. Speriamo allora che prevalga la saggezza. 
 
Roberto Garcia Hernandez, giornalista di Prensa Latina 

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