sabato 20 Aprile 2024
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Fallisce al Consiglio di Sicurezza la manovra degli USA contro Venezuela

Russia e Cina hanno impedito un piano degli Stati Uniti di utilizzare il Consiglio di Sicurezza dell'ONU come piattaforma nella loro campagna anti-venezuelana, vietando una risoluzione di Washington contro la nazione sud-americana. 

 
Mosca e Pechino hanno bloccato l’approvazione del testo che reclama la celebrazione di nuove elezioni generali in Venezuela, dove l’anno scorso è stato eletto nuovamente il presidente Nicolas Maduro, col 67% dei voti. 
 
Il documento mantiene la tesi della Casa Bianca di ignorare Maduro, come mandatario costituzionale, chiedendo il ristabilimento della democrazia e dello stato di diritto in quella nazione. 
 
Reclama anche la consegna del presunto aiuto umanitario davanti alla supposta crisi in questo paese. 
 
“Nel documento statunitense non c’è niente nuovo. Lo stesso miscuglio di demagogia, accuse ricorrenti ed ultimatum”, ha detto questa mattina la portavoce della cancelleria russa, Maria Zajarova, anticipando la posizione di Mosca. 
 
Il progetto di risoluzione degli Stati Uniti ha avuto nove voti a favore, tre contrari e tre astensioni. 
 
Sotto le pressioni della Casa Bianca, il 26 febbraio il Consiglio di Sicurezza ha abbordato la situazione in Venezuela, benché vari membri di quell’organo considerassero che il tema non doveva essere analizzato perché non rappresenta una minaccia alla pace ed alla sicurezza internazionali. 
 
Per approvare una risoluzione in quell’istanza dell’ONU, da compiere obbligatoriamente, si ha bisogno del voto favorevole di almeno nove dei suoi 15 membri e che non esista il veto di nessuna delle potenze con questa prerogativa: Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia. 
 
Nelle ultime settimane le autorità di Caracas hanno denunciato che la decisione del dirigente oppositore Juan Guaidò di auto-nominarsi presidente interino è stata decisa da Washington. 
 
Al rispetto, in molte occasioni il Governo venezuelano ha condannato la campagna orchestrata dagli Stati Uniti con l’appoggio di paesi della regione che include l’appello ai militari ad ignorare Maduro come presidente legittimo e la creazione di una crisi artificiale per giustificare un’invasione armata. 
 
Questo fine settimana il sottosegretario nordamericano, Mike Pompeo, è ritornato a minacciare con un’aggressione militare ed ha affermato che i giorni di Maduro “sono contati.” 
 
Recentemente sia il presidente Donald Trump che il suo assessore di Sicurezza Nazionale, John Bolton, hanno considerato come un’opzione l’intervento armato. 
 
In gennaio Bolton è stato fotografato in una conferenza stampa nella Casa Bianca con un blocco per gli appunti con la frase “5000 truppe verso Colombia”, dove il Pentagono ha basi militari che potrebbe utilizzare il Comando Meridionale per lanciare un attacco contro il territorio venezuelano. 
 
Roberto Castellanos, giornalista di Prensa Latina

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