martedì 23 Aprile 2024
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Una richiesta storica del Messico a nome dell’America ispana

Messico ha nuovamente qualificato la scoperta di quello che era già scoperto e la conquista dell'America come un fatto di scontri e massacri, in una lettera al re della Spagna, nella quale chiede un risarcimento storico. 

 
Nell’anno 2021 si commemoreranno 500 anni dalla caduta di Tenochtitlan (Messico originario) e 200 dall’Indipendenza della Spagna in una cruenta guerra iniziata dopo il “Grito de Dolores” nel 1810 dal sacerdote Hidalgo, ed è tempo sufficiente affinché la vecchia metropoli riconosca in maniera umile e, con senso umanitario, quello che non ha mai fatto: ammettere il crimine storico di lesa patria, lesa umanità e lesa cultura. 
 
È quello che ha appena esatto il presidente Andres Manuel Lopez Obrador dalla città di Centla, lo scenario della debacle etnica e della conquista, dove arde ancora nella memoria storica quel brutale crimine dello scontro culturale. 
 
Ha fatto riferimento alle lettere inviate al re di Spagna, Filippo VI, ed al papa Francesco, per iniziare un processo di riconciliazione nell’anno 2021, che non ha avuto mai luogo sul piano morale ed etico. 
 
Il mandatario sta chiedendo un riassunto di quello che è successo dall’inizio dell’occupazione, l’invasione militare, i tre secoli di colonia, una revisione storica affinché si riconoscano le offese che sono state commesse ed hanno sofferto i popoli originari non solo in Messico bensì in tutta l’America calpestata, sfruttata e saccheggiata, semplicemente perché si tratta di un debito storico. 
 
Esige anche che la stessa cosa faccia perfino la Chiesa cattolica, per il sangue che si sparse con la cristianizzazione, che fu anche a ferro e fuoco, un colonialismo religioso ed una conquista culturale, più inquisitrice dell’Inquisizione in Europa. “La corona spagnola faccia questi riconoscimenti e la stessa cosa la Chiesa cattolica perché non si trattò solo dell’incontro di due culture. È stata un’invasione e si sono commessi atti di soggiogamento. Si assassinarono migliaia di persone in tutto questo periodo. Si impose la loro cultura, una civiltà sull’altra al punto che si costruirono i templi della chiesa cattolica sopra gli antichi templi dei precolombiani. Si scomunicò anche quelli che sono i nostri eroi della patria, Hidalgo e Morelos”, ha denunciato Lopez Obrador. 
 
È più che giusto che il mandatario messicano abbia chiesto loro di mettere allo scoperto queste controversie.

“Non si può mantenere le controversie nel sottosuolo, come qualcosa sotterraneo perché ancora, benché si neghi, le ferite sono aperte ed è meglio riconoscere che ci sono stati abusi e che si sono commessi molti errori. È meglio chiedere perdono ed a partire da questo gemellarci nella riconciliazione storica. Questo è quello che stiamo chiedendo al re della Spagna ed al papa Francesco”, ha affermato. 
 
Purtroppo, la Spagna di oggi, non si è comportata all’altezza che le corrisponderebbe, e la risposta dei suoi attuali dirigenti è troppo piena di superbia coloniale e poco o niente di umiltà, quando dovrebbe essere tutto il contrario. 
 
I politici arricchiti di oggi hanno risposto con un rifiuto sulle rovine del passato, che hanno creato i loro antenati nelle fasulle e presuntuose Indie di allora, sotto il falso apprezzamento, che quelle polveri non corrispondono a loro, quando le radici della fortuna attuale sono seminate nelle terre dell’America. 
 
Il fatto più triste è che alcuni padri della patria nelle file dell’opposizione della Camera dei Deputati del Messico, si siano fatti eco di quelle imprese storiche tergiversate e si accontentino con la menzogna infame imposta che sebbene la conquista è stata una tappa violenta, col passare dei secoli è stata superata dall’incontro di due culture. 
 
Più abietta ancora è l’affermazione di alcuni di questi legislatori che la lettera al re di Spagna del presidente “è come una sfida diplomatica del presidente Andres Manuel Lopez Obrador ad un paese con cui ci uniscono lacci storici, ma anche commerciali, cosa che non è un tema da poco”, come se quello che si chiede sia una merce in contrattazione e non una domanda storica a nome dell’America ispana. 
 
Luis Manuel Arce Isaac, corrispondente di Prensa Latina in Messico 
 

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